Una frase di speranza, una storia di speranza, un film che dà speranza. In una Italia governata da chi c’era quando è passata la legge Basaglia, e chi c’è ancora quando interi gruppi politici incitano all’intolleranza e alla violenza, la storia, racconta di come, nella Milano anni Ottanta, un sindacalista mandato in un manicomio riesca a fare di un gruppo di matti degli imprenditori di successo, nel ramo dei pavimenti a parquet.
Il sindacato e i sindacalisti oggi sono sinonimo di potere, di lachè, di accordi politici per interessi puramente personali! Una storia del genere produce speranza nello spettatore, quel genere di sensazione che fa star bene e che fa riflettere sulla strada percorsa dalla società italiana negli ultimi 30 anni.
Se puntavamo a diffondere la solidarietà e l’integrazione del diverso, abbiamo fallito!
Se puntavamo a conquistare diritti nel mondo del lavoro, abbiamo fallito!
Se puntavamo alla democrazia, abbiamo fallito!
A questo proposito, le critiche o meglio gli insulti rivolti ieri da Grillo ai parlamentari hanno trovato il mio appoggio! Ci vorrebbe qualcuno che faccia davvero opposizione in questo governo e capisco (e condivido) la frustrazione (che porta all’inciviltà e allo sproloquio) quando paghi qualcuno per farlo ma non sa neanche da che parte cominciare! Lasciano che i media si occupino di Noemi e della Lario e attaccano personalmente lo psiconano che per definzione andrebbe totalmente ignorato. Si dovrebbe andare oltre, superare la dicotomia destra e sinistra, che “la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”.
Si può fare
Berluscolandia
Molte di queste ragazze si sono limitate, tragicamente, a impersonare il modello dei loro genitori, il conformismo di questa disillusa generazione post-68 che è rimasta rimbambita davanti alla televisione negli anni ottanta e novanta, guardando come si dissolveva la Democrazia Cristiana, come si esiliava Bettino Craxi, come la, in altro tempo brillante sinistra italiana diventava, dopo la caduta del Muro di Berlino, una casta oligarchica, noiosa e lontana dai bisogni della gente.
Ecco, è proprio questo il punto… ma naturalmente a dire questa santa e limpida realtà è un opinionista spagnolo che col giusto distacco riesce a guardare ironicamente a questa italietta in perenne e continua discesa!
Tutto l’articolo è qui!
L’anno appena finito
Riguardando e ricordando il 2008 attraverso questi brevi scritti di alcuni giornalisti della Stampa ho la sensazione di un futuro traballante, oscuro, che fa paura ma soprattutto negativo.
Tutti chiudono il breve racconto con frasi tipo “il crimine non scatena rabbia, ma una impotente depressione.” oppure “Anche oggi, il solo interesse per la politica italiana è per me quello del bastonato della barzelletta,”, prive di speranza e con una drammatica rassegnazione intrinseca. Neppure le elezioni di Obama sembra abbiano ridato un pò di speranza…
E io mi chiedo… ma perchè continuamo a rimpiangere il passato a piangere i morti e a mistificare le persone semplici che hanno vissuto negli anni 70 invece di darci da fare per creare anche nei nostri tempi gli eroi di cui abbiamo bisogno?
Che cosa avremo da raccontare noi de primi decenni di questo nuovo secolo?
Che rimpiangevamo la morte di De Andrè? [per inciso, credo che nessuno abbia avuto più iniziative per l’anniversario della sua morte… saranno mica i “poveri” familiari a corto di denaro????]
Che malgrado nessuno lo volesse e tutti se ne vergognassero continuavamo ad avere un parlamento fatto da nani e ballerine???
Ecco io credo che questa crisi (se mai arriverà davvero) debba essere violenta, impetuosa, implacabile, debba toglierci tutto ciò che abbiamo, per far implondere questo sistema malato! Non dobbiamo avere paura di cambiare, non dobbiamo avere paura di perdere tutto, dobbiamo avere il coraggio di rendere migliore questa muffa di stato!
Edgard Morin ha riflettuto con la vena filosofica, servirebbe qualcuno che lo faccia con uno spirito più orientato alle azioni!
La cultura materialista avrà un declino inesorabile. Ci vorranno ancora anni, forse decenni. Ma prima o poi sarà sostituita dalla cultura dell’immateriale. “ E’ l’unico modo che ci rimane di consentire a tutti di vivere su questa Terra. Stiamo combattendo la battaglia più difficile: quella della sopravvivenza dell’umanità”.
“ Impossibile prevedere il nuovo guardando al passato. Un osservatore che fosse capitato sulla Terra quindicimila anni fa non avrebbe potuto immaginare la nostra civiltà industriale. E’ già successo che ciò che era ritenuto improbabile sia diventato realtà. Succederà ancora”.
Tutta la vita davanti - 5° puntata
Natale e Capodanno del 2002 erano arrivati in un attimo e io da fine novembre non avevo ancora trovato niente… se non altro avevo seguito per intero i corsi previsti ed ero concentratissima per gli esami della sessione di gennaio/febbraio. Una capatina a Firenze e poi sotto con la sessione, purtroppo per me molto poco produttiva: due esami su tre erano andati molto male e non mi spiegavo neanche il perchè! Sono arrivata a pensare che forse ero troppo abituata ad avere giornate frenetiche e tutta questa tranquillità mi spegneva il cervello. In realtà ero troppo preoccupata per il lavoro che non trovavo o meglio ero preoccupata per i lavori assurdi ai quali a breve mi sarei dovuta adattare… Non potevo neanche richiedere il sussidio di disoccupazione: non avevo mai lavorato regolarmente…
Tra tutti i lavori proposti in quel periodo il più assurdo l’ho trovato su Secondamano e recitava più o meno
Cercasi studente di scienze della comunicazione per assisteza studio architettura con orari flessibili 334…
Chiamo immediatamente e mi viene fissato un appuntamento qui, uno dei punti più panoramici della città con vista sulla curva a gomito che compie il letto del Po’ quando incontra la Dora… Il numero civico era un villone immenso, suono e mi viene aperto il cancello per l’automobile. Alla porta trovo una coppia di architetti gay: nessuna delle due caratteristiche mi era stata dichiarata esplicitamente ma almeno una delle due era alquanto evidente!
Mi fanno accomodare sul terrazzo di questa villa stratosferica di fronte al panorama mozzafiato sopra descritto! Ogni tanto mi distraevo a guardare il fiume da quella prospettiva e non li ascoltavo, anche perchè dopo le prime 5 frasi avevo già sentito puzza di sfruttamento ed imbroglio. La loro proposta consisteva nel seguire i lavori di ristrutturazione di una casa a Torino e un’altra in Liguria con un rimborso spese non ben identificato, benchè sollecitato da una mia specifica richiesta. Tanto per chiudere il quadretto mi fanno fare un giro della villa indicandomi i punti in cui i lavori di ristrutturazione “avevano sporcato l’ambiente” ovvero si dava per scontato che i muraturi dopo aver spaccato un pilastro per modificare il corso dei tubi in esso contenuti, avessero dovuto ripulire dalla polvere. Alla mia legittima osservazione “Ma l’annuncio indicava la ricerca di uno studente di scienze della comunicazione…” la risposta è stata tanto disarmante quanto determinante la mia immediata dispedita “Beh… ma non vi insegnano a comunicare? Puoi praticare molta comunicazione…”
Intanto si raggiunge febbraio e io ero ormai sul lastrico: proprio sul punto in cui inziavo a disperarmi ecco che mi viene proposto (addirittura) un contratto a tempo determinato di 4 mesi al BINGO (???!!!???) Lo stipendio era davvero ottimo e avrei inziato proprio durante la pausa universitaria tra i due semestri.
Il mio ruolo era speaker e venditrice di cartelle… unico ruolo generico in una sala bingo. I direttori di questo bingo erano una coppia di furbastri: lui romano “de Roma” e lei, Carmen, spagnola delle Baleari. Il bingo, si sa, è stato inventato in Spagna e Carmen ha pensato bene di importare il metodo usato lì, un metodo che rendeva quella sala da gioco la seconda più redditizia del Piemonte. Redditizia perchè eravamo cronometrati nella vendita delle cartelle e ogni volta era una sfida a battere il record (tanto eravamo noi a correre come matti) dai 4 ai 6 minuti netti per vendere dalle 300 alle 400 cartelle in 5 o al massimo 6 “schiavi corridori”; tutto ciò perchè le sale bingo non possono rimanere aperte più di 10 ore al giorno (in caso contrario avrebbero sicuramente organizzato 3 turni in modo da coprire la produzione… di soldi contanti!) e quindi bisogna rendere il più produttive possibili quelle 10 misere ore.
Questo fantastico sistema, che rendeva tanto felice il titolare del bingo (un imprenditore che non aveva di meglio in cui investire e aveva trovato la coppia giusta da eleggere direttori: un “morto de fame” e una donna “con le palle”) prevedeva l’uso del manghito, un borsello da tenere al braccio in cui ogni giorno venivano consegnati a ciascuno di noi 80 € come fondo cassa. Ovviamente, nel caso di perdita del fondo cassa non si era tutelati in alcun modo.
La mia prima settimana ho perso ben 30€… fortunatamente le mance lasciate dai vincitori dei bingo erano decisamente laute e con qualche settimana di mance avrei recuperato la perdita… Peccato che la perdita non era dovuta ad un errore nel dare resti, nè ad una svista mistica ma ad una collega incaricata di fornire di cartelle i venditori sprovvisti che mi ha fatto pagare le cartelle di cui avevo bisogno 30 € in più… miseramente se li mise in tasca e nel compiere quell’atto maldestro fu vista dai manager.
Naturalmente non mi raccontarono nulla fino a quando non riuscirono a sorprenderla in flagrante e consegnarle la lettera di richiamo (inducendola a trovarsi un altro lavoro).
La vicenda, ricordo, mi aveva improvvisamente aperto un altro mondo nell’ingenuità dei miei 21 anni!
Quel periodo, in ogni caso, lo ricordo come il più faticoso e il più intenso. In quel bingo avevo visto di tutto: colleghi iene, ma anche amicizie molto importanti (cadute nel dimenticatoio purtroppo dopo qualche mese), mamme che costringevano i loro bambini nella sala fino all’una di notte, malati di gioco che perdevano interi stipendi in una sola giornata, padri di famiglia che andavano nell’ufficio del direttore e chiedere in prestito dei soldi per giocare ancora, tamarri di zona e spacciatori che rigavano le auto dei dirigenti (o le rubavano direttamente). Ma la vita doveva rimanere aggrappata a quel pacato mondo universitario…
Da marzo a giungo di quell’anno dovevo seguire 3 corsi a frequenza obbligatoria: giovedì, venerdì e sabato mattina. Ho seguito le prime lezioni dormendo: il bingo chiudeva verso le 5.00 - 6.00 a.m.! Poi, avendo un contratto, seppur a tempo determinato, scoprì di avere l’opportunità di chiedere lo spostamento dell’orario per motivi di studio: e così tutte le sere, tranne la domenica e il lunedì, uscivo alle 22.00!! E la mia busta paga (essendo a contratto a tempo determinato , quindi soggetta a meno trattenute) rimaneva invariata (e più alta di un lavorante a tempo indeterminato): alcune colleghe (donne tipiche dei quartieri popolari di bassa cultura) non mi vedevano proprio di buon occhio. Tentativi di sottrazione di parte del manghito (avevo imparato a memoria tutti i multipli di 1,5€ - il costo della cartella- fino a 1,5 *30), ostilità nel momento del bisogno, assenza assoluta di collaborazione. E, soprattutto, attesa molto attenta di una mia mossa falsa: che non tardò ad arrivare.
Il giorno di pasquetta proprio non sono riuscita a rinunciare alla mega grigliata tra amici e ho telefonato alle 15.00 dicendo che sarei arrivata qualche ora in ritado per un guasto alla macchina. Alle 19.00 sono entrata a lavoro e il direttore mi passò vicino dicendo solo “Riunione alla chiusura!” Alle 4.00 di quel mattino, quando finalmente furono invitati ad uscire tutti i malati di tombola, mi beccai una paternale storica davanti a tutti i colleghi in cui mi si diceva di non aver avuto rispetto negli altri e di essere stata totalmente disonesta. Quindi il direttore passò a dire le stesse cose alla collega spia (una quarantenne ragazza madre con un cervello da 15enne) consigliandole di crescere e farsi la sua vita, senza pensare a quella degli altri. L’odio di quella donna per me da quel momento fu abissale.
Ma prima che potesse fare altri danni (a me e a lei) fortunatamente era arrivato il giorno della scadenza del mio contratto che avevo deciso di non rinnovare (gli stipendi che avevo percepito mi sarebbero bastati da li a fine anno e la liquidazione prevedeva un ulteriore stipendio): mi buttai a capofitto nella sessione d’esami che fu particolarmente soddisfacente! Ben 5 esami dei quali 3 col massimo dei voti e la certezza di aver portato a salvo ancora una volta la borsa di studio! Quelle vacanze furono stupende: quasi un mese intero in giro per la Sardegna: dal golfo della Marinella (Olbia) alle isole della Maddalena e di Caprera, da Sassari a Cagliari, da cala Cipolla a Domus Demaria, dall’isola di sant’Antioco a Villasimius, da Solanas a Orgosolo!
Gli italiani fanno sempre la scelta giusta! Giusta per chi???
Non era bastato il quinquennio 2001-2006… non ci erano bastate leggi per la depenalizzazione del falso in bilancio, l’editto bulgaro e altri abusi del potere parlamentare, non ci abbiamo voluto credere che fosse davvero tutta una grande truffa… No! Ci dobbiamo provare un’altra volta per essere davvero sicuri che lo psiconano salga al potere per salvare se stesso e qualche amico dalle “grinfie” della giustizia e della magistratura!
Durante la campagna elettorale l’Italia è stata dipinta come un paese del Terzo Mondo: nessuna famiglia riesce ad arrivare non solo alla terza, ma neanche alla seconda settimana! C’erano madri che piangevano per non avere il latte da dare ai bimbi, c’erano intere famiglie cadute in povertà che elemosinavano un tozzo di pane ai semafori, c’erano vecchietti morti assiderati durante l’inverno… ora improvvisamente l’Italia si è rialzata! Si! Siamo tornati tutti benestanti, ora tutti non solo arriviamo alla quarta settimana ma abbiamo incrementato i nostri risparmi “Grazie all’abolizione dell’ICI!!!”, per strada non ci sono più straccioni che rubano e sporcano le strade: “Ci sono i MILITARI che ci difendono e che pensano alla nostra sicurezza!!!” Ma poi in fondo i problemi si risolvono in fretta “Sposatevi uno ricco”…
Se prima tutti noi eravamo quelli poveri che sporcavamo ed elemosinavamo per strada, ora siamo quelli che vogliono maggiore sicurezza per le strade!
Ma da che parte stiamo??? Siamo quelli poveri o quelli ricchi??? Ma soprattutto che cos’è la ricchezza???
Il punto però della mia polemica mattutina, che non posso fare in ufficio, come facevo fino a qualche tempo fa (perchè sono tutti apatici disinteressati e di centro destra grrrrrrrrrrrr), e quindi stresso voi, è: con il pacchetto sicurezza che verrà approvato oggi, saremo nuovamente di fronte alla solita legge ad personam che eviterà a Berlusconi di essere intercettato e soprattutto di essere processato per il caso Mills.
A voi che l’avete votato chiedo disperatamente una risposta (da anni ormai): secondo quale logica perversa e masochista godete nel vedere che il vostro premier la fa franca ancora una volta? Cos’è una specie di complesso di Edipo deviato… una sindrome che deve ancora essere scoperta??? Perchè??? Io voglio, esigo e pretendo una spiegazione! Non potete farmi vivere altri chissà quanti anni sotto il regime di un delinquente senza precedenti che ha scoperto il miglior modo per vincere i processi - farsi le leggi ad hoc (e quando questo non basta, corrompere i giudici)-, senza darmi uno straccio di giustificazione!
E’ una storia vista e rivista questa, perchè ci ostiniamo a rivivere sempre lo stesso incubo?
[E non vorrei “gufare” ma a giudicare dai titoli di oggi mi aspetto, tra non molto, un’altra bella censura sull’informazione…]
Tutta la vita davanti - 4° puntata
Il mio periodo di precariato inzia con un bel contrattino a scadenza presso un favoloso Call Center della periferia di Torino… Dovevamo vendere delle casse di vino (la qualità non la posso garantire ma il prezzo ragazzi era esorbitante…) Erano previsti dei regali da assegnare ai malcapitati a seconda di quanta resistenza facessero nell’acquistare quelle 12 o 24 bottiglie: un husky (venduto come “un fantastico giaccone da montagna”) oppure un “bellissimo set da somellier” (composto da un cavatappi e basta!)… Insomma… il primo mese con ben 4 ore di lavoro quotidiano 6 giorni su 7 avevo guadagnato quasi il doppio del mio vecchio stipendio… (avevo preso un incentivo per aver raggiunto un tot di vendite). Il resto della mia giornata era dedicata all’università, seguivo qualche lezione, studiavo in aula studio… ero riuscita a conquistarmi il diritto di fare, almeno in parte, la studentessa!
Tra il rinnovo del primo contratto al Call Center e il secondo doveva passare una settimana e, ormai lanciata nel mondo dei pesce cani, mi faccio trascinare da un annuncio appeso nella bacheca dell’università
“Cercasi comunicatori per il WWF”
Il termine comunicatori avrebbe dovuto far pensare ad un autore dell’annuncio poco affidabile, ma una ventunenne che non sa quale corso di laurea sta frequentando e un pò disorientata in un mondo tutto nuovo, amante degli animali da sempre, legge solo WWF e chiama. Il lavoro consisteva nell’andare a Venezia con viaggio, vitto e alloggio pagato per parlare del “WWF alle persone”! Dopo aver dato gli esami nella sessione di recupero di novembre (nella quale ho salvato la borsa di studio) avevo giusto una settimana di tempo e, quindi, con il fare un pò vacanziero e un pò divertito parto alla volta di Mestre!
A destinazione incontro altri studenti universitari alla ricerca dei soldi facili senza alcuna idea di cosa dovessimo fare; provenienza: Milano! Raggiungiamo finalmente il punto di incontro e troviamo la nostra responsabile: una ragazza bolognese più squattrinta e più dispereata di noi! Affittiamo 2 auto per conto dell’azienda e andiamo nell’agriturismo che ci avrebbe ospitato tutta la settimana. La mattina dopo la bolognese, con molta delicatezza, ci butta già dal letto alle 6,00 e alle 7,00 precise eravamo in coda in autostrada per Padova. Alle 9,00 giungiamo finalmente a destinazione: un bel angolo di strada dove montare un banchetto (temperatura vicino allo 0) e convincere i passanti a firmare niente meno che un RID bancario di 80.000 delle vecchie lire di donazione annuale per il WWF!!!
Di quel giorno ricordo solo che una signora impellicciata (??) mi ha firmato il RID (di donazione per il WWF) dicendo “ohhh ma poveri ragazzi… ma chi è che vi stare qui???” Il ritorno in agriturismo è avvenuto verso le 21,00 (il pranzo è stato un panino velocissimo nel bar di fronte) e la previdente bolognese aveva comprato un pacco di pasta da 500 gr in 8 e un barattolino di sugo pronto con i quali abbiamo cucinato un tristissimo piatto di pasta! Tutto sommato però (esclusa la complice dell’inganno “mangia tortellini”) tra di noi avevamo stretto subito una certa amicizia e una certa solidarietà! Abbiamo fatto baldoria, malgrado la stanchezza, per un bel pezzo della serata per poi alzarci alle 6,00 del mattino dopo, assolutamente distrutti.
Scopriamo il terzo giorno che le 150.000 lire giornaliere promesse sarebbero state versate solo al raggiungimento di un certo numero di contratti firmati. A fine settimana avevamo stretto una bella amicizia tra di noi e un odio profondo per chi ci aveva teso la trappola, compresa la bolognese, la quale, sentito puzza di rivolta e ribellione, cercava di mediare i ruoli che ricopriva. Purtroppo alcuni di noi non raggiunsero il numero di contratti richiesti e non vennero pagati, ma ancor peggio i contratti che avevano fatto firmare (quasi con la forza) se li accaparrò la “tortellina”, che aveva diritto ad una percentuale su ogni contratto firmato. Sabato sera, una volta fatti i conti e visto l’ordine di bonifico partito a mio nome, avrei dovuto proseguire alla volta di Milano ma tornai a Torino a gambe levate, riflettendo, nel lungo viaggio di ritorno solitrario, che mai più sarei caduta in queste trappole mostruose!
Una volta tornata a Torino ricomincio a lavorare nel call center ma dopo qualche giorno (e una telefonata ad una pensionata calabrese che mi ha salutata dicendo “Signorina, tu sei tanto gentile ma con questo ordine mi hai fatto spendere tutta la pensione”) proprio sul punto di entrare nell’open space per sedermi alla mia postazione ho fatto un giro di 90° su me stessa e sono entrata nell’ufficio della psicologa che mi aveva fatto il colloquio e le dico che me ne vado… per un mese ero ancora coperta grazie alla liquidazione…
Ricominciai così a guardare la bacheca dell’università, leggere gli annunci sui giornali e a fare il giro delle maledette interinali che alla fine non mi proponevano mai niente ma mi facevano scorrazzare da una parte all’altra della città per farmi i colloqui interni…
Tutta la vita davanti - 3° puntata
In mezzo a tutti questi problemi da adulta, ero pur sempre un’adolescente con tutti i problemi di un’adolescente… le paturnie, gli ormoni impazziti, la confusione disarmante, la voglia di libertà, la solitudine infinita…. i primi amori, i primi dolori. Il mio primo amore si era presentato in terza superiore: un mio compagno di classe spostato da un altro liceo per indisciplina! Proveniva da un ceto sociale nettamente diverso dal mio: padre dentista e madre psicologa! Prima di partire per il w-e i genitori gli lasciavano 100.000 lire sul comodino mentre lui dormiva il sabato pomeriggio. Già perchè spesso i sabati mattina tagliavamo da scuola e andavamo al baloon o davanti all’università… una gran fatica!
Dopo queste allegre mattinate io correvo al bar con l’ansia di combinare qualche guaio, ma poi filava sempre tutto liscio e nessuno si accorgeva delle mie alterazioni: ero solo una ragazzina dietro il bancone di un bar in fondo! Finivo di lavorare verso le 23 e correvo a casa del mio lui trovando puntualmente quel quadretto così lontano dalla mia vita: un ragazzino ancora un pò fuso che si crogiola nel letto con il corrispettivo del guadagno di 2 mie giornate di lavoro sul comodino che gli è stato lasciato di diritto mentre lui DORMIVA! Questa, col senno di poi, era la differenza fondamentale tra quelle due giovanissime anime che si erano innamorate e che volevano percorrere un pezzetto di vita insieme tenendosi per mano!
L’anno successivo quel ragazzino un pò viziato mi lasciò per una mia compagna di classe cabinotta che odiai dal primo giorno della prima! Ne feci una specie di ossessione: le davo sempre contro, nutrivo sentimenti immaturi, insani, avevo reagito molto male e non c’era niente e nessuno che mi faceva ragionare… quell’anno al bar subii una specie di promozione - i responsabili erano temporaneamente andati ad aprire un altro bar e mi lasciarono delle responsabilità che ero troppo giovane per sostenere… ma ero anche poco matura per rifiutare… Mi trovavo ad uscire dall’aula per parlare al cellulare (ero l’unica ad averne uno allora) con il commercialista o con il fornitore della birra!!! Conclusi la quarta superiore con un eritema sulle mani per lo stress: fu l’unica occasione della mia vita in cui ebbi un eritema.
Concluso finalmente il liceo e la tortura di quei due che mi stavano intorno tubando (non voglio raccontare che trauma è stata la gita) ritorna un pò di serenità sentimentale… Inizio finalmente a guardarmi intorno ad accettare gli inviti a bere qualcosa! E a divertirmi! Tutto il primo anno dell’università è stato un turbine di emozioni, di incontri e conoscenze significative, fino a quando non ho combinato un gran casino, che non sto adesso a raccontare, che ha fatto incazzare non poco un ragazzo di qualche anno in più di me… è proprio vero che i 20 anni non si scordano mai…
Ricapitolando mi trovavo con gli esami da passare assolutamente a settembre altrimenti sarebbe andato in fumo… (anche se ormai non si trattava più di quel sogno da liceale, ma piuttosto una mia soddisfazione personale), un gran casino sentimentale e il lavoro al bar che ormai non sopportavo più ma che ero costretta a portare avanti per un fattore puramente economico…
Organizziamo con 2 mie amiche (Lucia e Anna) e 2 miei amici (Graziano e Luca) di salire sul mio pandino e andare in giro per un mese per l’Europa!
Prima tappa: Zurigo - Street Parade!!! Ginevra e poi 4 giorni per attraversare trasversalmente la Francia! L’ultimo tratto prima di arrivare nei Paesi Baschi consta di 300 km di strada a una corsia costellata di sagome nere con foulard rossi al collo che da lontano evocano benissimo “La notte dei morti viventi” (iniziativa del ministro per i trasporti francese in carica nel 2002 per sensibilizzare gli automobilisti e in particolare i camionisti, assidui frequentatori notturni di quella strada).
Semana grande di San Sebastian e poi semana grande di Bilbao (eravamo muniti di videocamera e di tutta quella vacanza abbiamo ben 3 nastri da 90′, dei quali quasi uno intero dedicato al Guggenheim). Si scende quindi nella capitale dopo più di 2 settimane: inzia la seconda metà della vacanza e quindi l’avvicinamento al ritorno. A Madrid leggo un annuncio in cui si cerca una barista in un bar e la voglia di rimanere lì è stata tanta. Non volevo tornare… tutti i casini che avevo lasciato a casa erano ancora tutti li ad aspettarmi… Inizio a preparare la cricca alla possibilità di proseguire in 4! Colti dal timore di doversi caricare gli zaini sulle spalle e proseguire il viaggio in treno i signorini hanno inziato a dissuadermi e a farmi spicciole morali pseudo rassicuranti “I problemi vanno affrontati”… “Non ti preoccupare, vedrai che i problemi si risolvono…”
Proseguiamo il viaggio verso Valencia, dove nasce ufficialmente la storia d’amore con il mio attuale consorte… Dopo 20 giorni di corteggiamenti romantici nei luoghi più impensati (il parco del Retiro, la playa de rosas, il centro sociale di San sebastian, le dune du Pyla…) iniziamo a fare sul serio e proseguiamo il viaggio verso Barcellona e Figueras in un tripudio di emozioni e tuffi al cuore (quella sensazione indescrivibile di quando ti innamori).
Dopo aver percorso la costa francese in direzione opposta rientriamo in territorio italiano e mi si ributtano tutti addosso i pensieri che avevo lasciato a casa… Forse l’unica cosa che sembrava positiva in tutto sto casino era il lato sentimentale… forse… già perchè non ero stata attirata nelle braccia di quello di quello che si può definire un bravo ragazzo…
Non so come i nodi inziano a sciogliersi… i problemi relazionali non si ripresentano, con lo spirito e la forza recuperati da un mese di vacanza mi tuffo a pesce su quei due maledetti esami che dovevo assolutamente passare e li passo… non so ancora come… e per quanto riguarda il bar… beh ho preso il coraggio a 4 mani e me ne sono andata con forte disapprovazione dei titolari del bar (che nel frattempo era diventata mia sorella… un dettaglio che non mi ha alleviato la penza ma l’ha appesantita come un macigno).
Inzia effettivamente il mio precariato… epoca in cui questo termine non esisteva o meglio non veniva usata (il che equivale a non esistere)…
Tutta la vita davanti - 2° puntata
Luglio 2001 - La commissione dell’Edisu delibera le nuove regole per l’assegnazione delle borse di studio e, quando ormai sembrava deciso il mio destino da emigrante italiana, viene fuori che per le matricole il limite del merito (il voto della maturità da 70/100 in sù) non era più previsto!
Una semplice delibera di un gruppo di annoiati burocrati che ha cambiato la vita di quella che allora era conosciuta da tutti come Danielina (in realtà mi chiamano tutti così per la mia elevata statura)! Mi sentivo così grande però! Così contenta! C’era qualcuno da qualche parte che mi voleva bene! Senza fare nulla mi pioveva addosso la possibilità di realizzare il mio sogno!
Pre-iscrizione immediata alla facoltà di Psicologia e al corso di laurea in Scienze della Comunicazione: mi aspettava a settembre il test di ingresso per entrambe!
Parto per la Croazia con un gruppetto di amici e mi butto a capofitto sugli Alpha Test pensando che se non avessi superato entrambi i test sarei partita per Londra (Ilenia, la sorella del mio amico era sempre lì che mi aspettava!).
Test di ingresso alla facoltà di Psicologia
25. Gamba Daniela
Test di ingresso alla facoltà di Psicologia
251. Gamba Daniela
Il limite di ingresso per Sci.de.com era fissato a 250. Ero il nome proprio sotto la riga rossa (conversazioni, vicino a me, intorno ai risultati esposti in lunghissimi cartelloni e non disponibili online - erano ancora altri tempi “ma guarda questa Daniela che sfiga… ma chi sarà! Proprio sotto la riga rossa!!!”) In base a criteri assolutamente discutibili e totalmente privi di fondatezza ho scelto di inziare quel corso di laurea che avrebbe dovuto farmi diventare una giornalista. In realtà io non avevo la benchè minima conoscenza degli sbocchi professionali: sapevo solo che i mezzi di comunicazione di massa (???) sarebbero stati l’oggetto del mio studio!
Uno scalino raggiunto con tanta fatica e tante difficoltà, sfumato poi in una decisione presa senza la minimia coscenza del futuro che mi avrebbe prospettato! Una scelta maturata sulla base della Guida degli studenti in cui si leggono degli obiettivi formativi mal scritti e mal posti e alla voce sbocchi professionali una serie di paroloni ad effetto che non avrebbero toccato la realtà neanche nella mente di un alcolizzato di Dostojevsky!
Iniziano qui le prime vere contraddizioni della vita: quelle che viviamo tutti i giorni, entro le quali cerchiamo di trascorrere le nostre giornate in uno pseudo equilibrio.
Il primo anno di università va malissimo! Lavorando dietro quel bancone che mi stava tanto stretto da togliermi il fiato non trascorrevo tanto tempo a Palazzo Nuovo e mi sfuggivano tanti meccanismi di quella realtà, compreso il metodo di studio e la preparazione di un esame. Accettavo i voti che mi rifilavano con tanta pena per non perdere quella maledetta borsa di studio, che di certo non mi pagava le spese quotidiane (mi bastava giusto per i libri) ma, se non altro, mi esonerava dal pagamento delle tasse semestrali (che per la fascia minima si aggirava intorno ai 3000 €: che equivalevano più o meno a 5 mesi pieni dei miei miseri stipendi!).
Nell’estate del 2002 volge tutto per il peggio: mi bocciano ad un paio di esami e mi si prospetta la possibilità di perdere il diritto alla borsa di studio per il merito (dovevo superare 30 crediti 6 esami su 8 per ottenere la borsa anche l’anno dopo), il lavoro al bar era diventato ormai insopportabile! Imputavo a questo lavoro che ormai disprezzavo la colpa dei miei bassi profitti scolastici e mi sentivo incastrata: come fare a pagarmi le spese quotidiane (non che io abbia mai avuto grosse pretese… i vestiti li ho sempre comprati al mercato, al baloon, o nei negozi di bassa qualità… ) e contemporaneamente frequentare l’università decentemente??? Beh avevo bisogno di una vacanza per pensarci …
Tutta la vita davanti
…davanti alle frustrazioni, alle amarezze, alle difficoltà, alle perdite, al precariato! Un film sarcastico per dipingere uno spaccato dell’Italia di oggi.
Il momento giusto per me di vedere questo film. Giovedì sono uscita dal precariato! Ho firmato un contratto di lavoro vero. E per vero intendo con tutte le carte in regola: i permessi, la mutua, le festività pagate, le ferie… Incredibile! In 10 anni di lavoro è la prima vera offerta! Non si scherza più ora! I manager impinguinati mi dedicano tempo per farmi offerte di lavoro reali e le aziende che lascio si incazzano perchè rifiuto le loro controproposte!
Se mi volto per un attimo indietro ripenso a quanta fatica mi sia costata l’istruzione. Sono entrata in un mondo del lavoro di bassissimo livello: ho trascorso anni dietro il bancone di un bar circondata da persone che non sapevano pronunciare nell’ordine un soggetto, un verbo e un complemento!
La mattina però andavo a scuola: avevo scelto il liceo scientifico perchè volevo fare medicina! Spesso mi capitava di addormentarmi tra il portapenne e il quaderno ad anelli perchè per raccattare un misero 6 di italiano o storia dell’arte studiavo un paio di ore dopo le 22, quando staccavo dal bar! Avevo un sogno: quello di raggiungere un alto livello di istruzione! Per me era importante non rinunciare per alcun motivo alla scuola, per quanto non avessi nè il tempo nè la maturità di portarla avanti parallelamente ad un lavoro! Con un misero 67 mi buttarono fuori dal liceo dopo aver conquistato con tanta fatica 3 settimane di libertà dal lavoro (non pagate ovviamente: ero in nero…) per studiare per la maturità! In quelle 3 settimane ho studiato l’intero programma di letteratura italiana mai visto durante l’anno (i compiti scritti li copiavo da quella santa della mia vicina di banco: quella che oggi è la mia insostituibile amica più cara). Ancor prima di parlare di maturità, nel gennaio del 2001, dovevo fare i conti con il futuro. Volevo fare l’università, già, ma con quali soldi????
Informazioni fresche all’Edisu (in cui tra l’altro mi dissero di andare in vacanza prima di pensare all’università) mi indicavano che per la borsa di studio era necessario un reddito inferiore ad una certa quota (e rientravo alla grande) e un voto della maturità minimo di 70/100. Molti professori conoscevano la mia situazione ma non hanno mai fatto nulla nè per aiutarmi nè per favorirmi in qualche modo! Solo l’insegnante di disegno, prossimo alla pensione e Leghista convinto, dopo una serie di scontri politici, si era affezzionato a questa ragazzina ribelle, incazzata con un mondo, che non era stato gentile con lei, mi dava dei consigli su come ottenere del tempo per studiare per la maturità.
Purtroppo il commissario di disegno capitò esterno quell’anno, ma filosofia e storia (8 e 7 in pagella) era un commissario interno! Puntavo tutto su di lui: si chiama Chiarle quell’insegnante! Gli parlai più di una volta facendo presente che per andare all’università avevo bisogno di un 70 (senza borsa di studio non avrei neanche potuto iscrivermi)!
L’esame orale della maturità è stata la mia peggior performance! Farfugliavo, non rispondevo a domande semplicissime! Mi rendo conto che Chiarle non avrebbe potuto fare miracoli!
Ma quando vidi i cartelloni sbiancai: 19 anni e ti senti crollare il mondo addosso. Pensi che non riuscirai a raggiungere il tuo sogno (quello che per quelli intorno a te è un obbligo)! La mia vicina di banco, vicina a me anche in quel momento, mi vide con un grosso groppo in gola e mi sussurrò “Ti presto 3 punti del mio voto” Lei aveva preso esattamente 73/100… passammo tutta l’estate a fantasticare su come avremmo fatto a fare questa donazione di punti! Dietro il bancone di quello stesso bar pensavo però più con i piedi per terra. L’estate prima (durante i 5 anni del liceo le mie vacanze erano dalle 2 alle 3 settimane di permessi non pagati dal lavoro: per me aveva un costo la vacanza e un costo la perdita di 3 settimane di lavoro! Senza contare che a settembre arrivava la mazzata dei libri: la soluzione era risparmiare il più possibile in vacanza! Ma anche su questo sono sempre stata convinta: non avrei mai dovuto rinunciare al divetimento altrimenti non sarei sopravvissuta. Staccavo dal lavoro e rientravo a casa anche all’alba, seppur avessi giornate intense da affrontare!) avevo passato delle splendide vacanze estive: Londra e poi Amsterdam.
Quelle giornate di Luglio post-maturità erano fitte di pensieri tristi e sconsolati: il sogno università era sfumato dovevo andare a Londra, lavorare sodo portarmi a casa un mucchio di sterline e iscrivermi! Telefonai più di una volta alla sorella del mio amico, che ci aveva gentilmente ospitati l’estate prima. Naturalmente lei era disponibile anche per venirmi a prendere all’aereoporto!
E’ tornato lo smemorato di Cologno!!!!
Vorrei poter ascoltare tutti i giorni Viva Radio 2 come qualche tempo fa per deliziarmi ancora di quella satira pungente che (purtroppo) dice sempre l’amara verità!!
Grazie a Cattiva Maestra è tornato tra noi lo smentitore ufficiale di sè stesso. Un vecchietto che sempre più spesso soffre di amnesia, come d’altronde qualsiasi anziano di quell’età che dopo una lunga e faticosa vita passata a lavorare onestamente meriterebbe la pensione! Forse sta qui la logica perversa degli italiani: vogliono farlo lavorare ancora, anche se evidentemente non è più nelle facoltà per farlo, perchè non si merita ancora la pensione!
Signori e signori ecco a voi Silvio Sonostatofrainteso Berlusconi in Vita Nuova
Vita Nuova - Silvio Berlusconi nega l’evidenza a Napoli from anecoico on Vimeo.