Non posso esimermi dal ricordare la scomparsa vissuta qualche tempo fa, della quale avevo ampiamento parlato qui, leggendo la notizia che capeggia da qualche giorno sui giornali.
Questa volta è Federica, nel nostro caso era Luca… In ogni caso mi tornano sempre alla mente quei momenti per cercare uno straccio di notizia, una traccia, con la speranza che all’ennesima telefonata effettuata nei centri istituzionali rispondessero “Si… è qui!”…
Massima solidarietà alla famiglia di questa ragazza e un bel quesito da porre a tutti voi: ma perchè proprio d’estate e proprio italiani in vacanza in Spagna? Che sta succedendo alla bella penisola?
Scomparse spagnole
Posterous
Avrei voluto fare un post riassuntivo sulla GGD#4 ma purtroppo il tempo è stato tiranno in questi giorni.
Scrivo velocemente un post in una pausa rubata al lavoro per segnalare il mio nuovo piccolo spazio in rete: Posterous.
Un altro sistema di microblogging ancora più micro e sempre meno blogging! In sostanza i vostri post (o micro post) li create inviando una mail al sistema. Il testo della mail con tanto di firma (!!!) viene pubblicato per intero nel body del post e l’oggetto della mail sarà il title. Gli allegati vengono convertiti in formati fruibili direttamente dalla pagina del post (il pdf qui allegato è stato convertito in un iPaper)
Naturalmente è possibile anche postare attraverso la solita interfaccia di posting che siamo abituati a vedere.
Come in Tumblr, manca tutta la parte social del blog, ma qui si può commentare (da sistema si possono chiudere i commenti o bloccare ai soli iscritti).
Non so bene che farci per adesso di posterous, anche perchè tumblr mi basta e mi avanza… (il mio ultimo post su Tumblr è di marzo!!) ma un test dovevo comunque farlo!
Break down si torna a lavoro!
GGD#4
Tutta la vita davanti - 4° puntata
Il mio periodo di precariato inzia con un bel contrattino a scadenza presso un favoloso Call Center della periferia di Torino… Dovevamo vendere delle casse di vino (la qualità non la posso garantire ma il prezzo ragazzi era esorbitante…) Erano previsti dei regali da assegnare ai malcapitati a seconda di quanta resistenza facessero nell’acquistare quelle 12 o 24 bottiglie: un husky (venduto come “un fantastico giaccone da montagna”) oppure un “bellissimo set da somellier” (composto da un cavatappi e basta!)… Insomma… il primo mese con ben 4 ore di lavoro quotidiano 6 giorni su 7 avevo guadagnato quasi il doppio del mio vecchio stipendio… (avevo preso un incentivo per aver raggiunto un tot di vendite). Il resto della mia giornata era dedicata all’università, seguivo qualche lezione, studiavo in aula studio… ero riuscita a conquistarmi il diritto di fare, almeno in parte, la studentessa!
Tra il rinnovo del primo contratto al Call Center e il secondo doveva passare una settimana e, ormai lanciata nel mondo dei pesce cani, mi faccio trascinare da un annuncio appeso nella bacheca dell’università
“Cercasi comunicatori per il WWF”
Il termine comunicatori avrebbe dovuto far pensare ad un autore dell’annuncio poco affidabile, ma una ventunenne che non sa quale corso di laurea sta frequentando e un pò disorientata in un mondo tutto nuovo, amante degli animali da sempre, legge solo WWF e chiama. Il lavoro consisteva nell’andare a Venezia con viaggio, vitto e alloggio pagato per parlare del “WWF alle persone”! Dopo aver dato gli esami nella sessione di recupero di novembre (nella quale ho salvato la borsa di studio) avevo giusto una settimana di tempo e, quindi, con il fare un pò vacanziero e un pò divertito parto alla volta di Mestre!
A destinazione incontro altri studenti universitari alla ricerca dei soldi facili senza alcuna idea di cosa dovessimo fare; provenienza: Milano! Raggiungiamo finalmente il punto di incontro e troviamo la nostra responsabile: una ragazza bolognese più squattrinta e più dispereata di noi! Affittiamo 2 auto per conto dell’azienda e andiamo nell’agriturismo che ci avrebbe ospitato tutta la settimana. La mattina dopo la bolognese, con molta delicatezza, ci butta già dal letto alle 6,00 e alle 7,00 precise eravamo in coda in autostrada per Padova. Alle 9,00 giungiamo finalmente a destinazione: un bel angolo di strada dove montare un banchetto (temperatura vicino allo 0) e convincere i passanti a firmare niente meno che un RID bancario di 80.000 delle vecchie lire di donazione annuale per il WWF!!!
Di quel giorno ricordo solo che una signora impellicciata (??) mi ha firmato il RID (di donazione per il WWF) dicendo “ohhh ma poveri ragazzi… ma chi è che vi stare qui???” Il ritorno in agriturismo è avvenuto verso le 21,00 (il pranzo è stato un panino velocissimo nel bar di fronte) e la previdente bolognese aveva comprato un pacco di pasta da 500 gr in 8 e un barattolino di sugo pronto con i quali abbiamo cucinato un tristissimo piatto di pasta! Tutto sommato però (esclusa la complice dell’inganno “mangia tortellini”) tra di noi avevamo stretto subito una certa amicizia e una certa solidarietà! Abbiamo fatto baldoria, malgrado la stanchezza, per un bel pezzo della serata per poi alzarci alle 6,00 del mattino dopo, assolutamente distrutti.
Scopriamo il terzo giorno che le 150.000 lire giornaliere promesse sarebbero state versate solo al raggiungimento di un certo numero di contratti firmati. A fine settimana avevamo stretto una bella amicizia tra di noi e un odio profondo per chi ci aveva teso la trappola, compresa la bolognese, la quale, sentito puzza di rivolta e ribellione, cercava di mediare i ruoli che ricopriva. Purtroppo alcuni di noi non raggiunsero il numero di contratti richiesti e non vennero pagati, ma ancor peggio i contratti che avevano fatto firmare (quasi con la forza) se li accaparrò la “tortellina”, che aveva diritto ad una percentuale su ogni contratto firmato. Sabato sera, una volta fatti i conti e visto l’ordine di bonifico partito a mio nome, avrei dovuto proseguire alla volta di Milano ma tornai a Torino a gambe levate, riflettendo, nel lungo viaggio di ritorno solitrario, che mai più sarei caduta in queste trappole mostruose!
Una volta tornata a Torino ricomincio a lavorare nel call center ma dopo qualche giorno (e una telefonata ad una pensionata calabrese che mi ha salutata dicendo “Signorina, tu sei tanto gentile ma con questo ordine mi hai fatto spendere tutta la pensione”) proprio sul punto di entrare nell’open space per sedermi alla mia postazione ho fatto un giro di 90° su me stessa e sono entrata nell’ufficio della psicologa che mi aveva fatto il colloquio e le dico che me ne vado… per un mese ero ancora coperta grazie alla liquidazione…
Ricominciai così a guardare la bacheca dell’università, leggere gli annunci sui giornali e a fare il giro delle maledette interinali che alla fine non mi proponevano mai niente ma mi facevano scorrazzare da una parte all’altra della città per farmi i colloqui interni…
Tutta la vita davanti - 3° puntata
In mezzo a tutti questi problemi da adulta, ero pur sempre un’adolescente con tutti i problemi di un’adolescente… le paturnie, gli ormoni impazziti, la confusione disarmante, la voglia di libertà, la solitudine infinita…. i primi amori, i primi dolori. Il mio primo amore si era presentato in terza superiore: un mio compagno di classe spostato da un altro liceo per indisciplina! Proveniva da un ceto sociale nettamente diverso dal mio: padre dentista e madre psicologa! Prima di partire per il w-e i genitori gli lasciavano 100.000 lire sul comodino mentre lui dormiva il sabato pomeriggio. Già perchè spesso i sabati mattina tagliavamo da scuola e andavamo al baloon o davanti all’università… una gran fatica!
Dopo queste allegre mattinate io correvo al bar con l’ansia di combinare qualche guaio, ma poi filava sempre tutto liscio e nessuno si accorgeva delle mie alterazioni: ero solo una ragazzina dietro il bancone di un bar in fondo! Finivo di lavorare verso le 23 e correvo a casa del mio lui trovando puntualmente quel quadretto così lontano dalla mia vita: un ragazzino ancora un pò fuso che si crogiola nel letto con il corrispettivo del guadagno di 2 mie giornate di lavoro sul comodino che gli è stato lasciato di diritto mentre lui DORMIVA! Questa, col senno di poi, era la differenza fondamentale tra quelle due giovanissime anime che si erano innamorate e che volevano percorrere un pezzetto di vita insieme tenendosi per mano!
L’anno successivo quel ragazzino un pò viziato mi lasciò per una mia compagna di classe cabinotta che odiai dal primo giorno della prima! Ne feci una specie di ossessione: le davo sempre contro, nutrivo sentimenti immaturi, insani, avevo reagito molto male e non c’era niente e nessuno che mi faceva ragionare… quell’anno al bar subii una specie di promozione - i responsabili erano temporaneamente andati ad aprire un altro bar e mi lasciarono delle responsabilità che ero troppo giovane per sostenere… ma ero anche poco matura per rifiutare… Mi trovavo ad uscire dall’aula per parlare al cellulare (ero l’unica ad averne uno allora) con il commercialista o con il fornitore della birra!!! Conclusi la quarta superiore con un eritema sulle mani per lo stress: fu l’unica occasione della mia vita in cui ebbi un eritema.
Concluso finalmente il liceo e la tortura di quei due che mi stavano intorno tubando (non voglio raccontare che trauma è stata la gita) ritorna un pò di serenità sentimentale… Inizio finalmente a guardarmi intorno ad accettare gli inviti a bere qualcosa! E a divertirmi! Tutto il primo anno dell’università è stato un turbine di emozioni, di incontri e conoscenze significative, fino a quando non ho combinato un gran casino, che non sto adesso a raccontare, che ha fatto incazzare non poco un ragazzo di qualche anno in più di me… è proprio vero che i 20 anni non si scordano mai…
Ricapitolando mi trovavo con gli esami da passare assolutamente a settembre altrimenti sarebbe andato in fumo… (anche se ormai non si trattava più di quel sogno da liceale, ma piuttosto una mia soddisfazione personale), un gran casino sentimentale e il lavoro al bar che ormai non sopportavo più ma che ero costretta a portare avanti per un fattore puramente economico…
Organizziamo con 2 mie amiche (Lucia e Anna) e 2 miei amici (Graziano e Luca) di salire sul mio pandino e andare in giro per un mese per l’Europa!
Prima tappa: Zurigo - Street Parade!!! Ginevra e poi 4 giorni per attraversare trasversalmente la Francia! L’ultimo tratto prima di arrivare nei Paesi Baschi consta di 300 km di strada a una corsia costellata di sagome nere con foulard rossi al collo che da lontano evocano benissimo “La notte dei morti viventi” (iniziativa del ministro per i trasporti francese in carica nel 2002 per sensibilizzare gli automobilisti e in particolare i camionisti, assidui frequentatori notturni di quella strada).
Semana grande di San Sebastian e poi semana grande di Bilbao (eravamo muniti di videocamera e di tutta quella vacanza abbiamo ben 3 nastri da 90′, dei quali quasi uno intero dedicato al Guggenheim). Si scende quindi nella capitale dopo più di 2 settimane: inzia la seconda metà della vacanza e quindi l’avvicinamento al ritorno. A Madrid leggo un annuncio in cui si cerca una barista in un bar e la voglia di rimanere lì è stata tanta. Non volevo tornare… tutti i casini che avevo lasciato a casa erano ancora tutti li ad aspettarmi… Inizio a preparare la cricca alla possibilità di proseguire in 4! Colti dal timore di doversi caricare gli zaini sulle spalle e proseguire il viaggio in treno i signorini hanno inziato a dissuadermi e a farmi spicciole morali pseudo rassicuranti “I problemi vanno affrontati”… “Non ti preoccupare, vedrai che i problemi si risolvono…”
Proseguiamo il viaggio verso Valencia, dove nasce ufficialmente la storia d’amore con il mio attuale consorte… Dopo 20 giorni di corteggiamenti romantici nei luoghi più impensati (il parco del Retiro, la playa de rosas, il centro sociale di San sebastian, le dune du Pyla…) iniziamo a fare sul serio e proseguiamo il viaggio verso Barcellona e Figueras in un tripudio di emozioni e tuffi al cuore (quella sensazione indescrivibile di quando ti innamori).
Dopo aver percorso la costa francese in direzione opposta rientriamo in territorio italiano e mi si ributtano tutti addosso i pensieri che avevo lasciato a casa… Forse l’unica cosa che sembrava positiva in tutto sto casino era il lato sentimentale… forse… già perchè non ero stata attirata nelle braccia di quello di quello che si può definire un bravo ragazzo…
Non so come i nodi inziano a sciogliersi… i problemi relazionali non si ripresentano, con lo spirito e la forza recuperati da un mese di vacanza mi tuffo a pesce su quei due maledetti esami che dovevo assolutamente passare e li passo… non so ancora come… e per quanto riguarda il bar… beh ho preso il coraggio a 4 mani e me ne sono andata con forte disapprovazione dei titolari del bar (che nel frattempo era diventata mia sorella… un dettaglio che non mi ha alleviato la penza ma l’ha appesantita come un macigno).
Inzia effettivamente il mio precariato… epoca in cui questo termine non esisteva o meglio non veniva usata (il che equivale a non esistere)…
Tutta la vita davanti - 2° puntata
Luglio 2001 - La commissione dell’Edisu delibera le nuove regole per l’assegnazione delle borse di studio e, quando ormai sembrava deciso il mio destino da emigrante italiana, viene fuori che per le matricole il limite del merito (il voto della maturità da 70/100 in sù) non era più previsto!
Una semplice delibera di un gruppo di annoiati burocrati che ha cambiato la vita di quella che allora era conosciuta da tutti come Danielina (in realtà mi chiamano tutti così per la mia elevata statura)! Mi sentivo così grande però! Così contenta! C’era qualcuno da qualche parte che mi voleva bene! Senza fare nulla mi pioveva addosso la possibilità di realizzare il mio sogno!
Pre-iscrizione immediata alla facoltà di Psicologia e al corso di laurea in Scienze della Comunicazione: mi aspettava a settembre il test di ingresso per entrambe!
Parto per la Croazia con un gruppetto di amici e mi butto a capofitto sugli Alpha Test pensando che se non avessi superato entrambi i test sarei partita per Londra (Ilenia, la sorella del mio amico era sempre lì che mi aspettava!).
Test di ingresso alla facoltà di Psicologia
25. Gamba Daniela
Test di ingresso alla facoltà di Psicologia
251. Gamba Daniela
Il limite di ingresso per Sci.de.com era fissato a 250. Ero il nome proprio sotto la riga rossa (conversazioni, vicino a me, intorno ai risultati esposti in lunghissimi cartelloni e non disponibili online - erano ancora altri tempi “ma guarda questa Daniela che sfiga… ma chi sarà! Proprio sotto la riga rossa!!!”) In base a criteri assolutamente discutibili e totalmente privi di fondatezza ho scelto di inziare quel corso di laurea che avrebbe dovuto farmi diventare una giornalista. In realtà io non avevo la benchè minima conoscenza degli sbocchi professionali: sapevo solo che i mezzi di comunicazione di massa (???) sarebbero stati l’oggetto del mio studio!
Uno scalino raggiunto con tanta fatica e tante difficoltà, sfumato poi in una decisione presa senza la minimia coscenza del futuro che mi avrebbe prospettato! Una scelta maturata sulla base della Guida degli studenti in cui si leggono degli obiettivi formativi mal scritti e mal posti e alla voce sbocchi professionali una serie di paroloni ad effetto che non avrebbero toccato la realtà neanche nella mente di un alcolizzato di Dostojevsky!
Iniziano qui le prime vere contraddizioni della vita: quelle che viviamo tutti i giorni, entro le quali cerchiamo di trascorrere le nostre giornate in uno pseudo equilibrio.
Il primo anno di università va malissimo! Lavorando dietro quel bancone che mi stava tanto stretto da togliermi il fiato non trascorrevo tanto tempo a Palazzo Nuovo e mi sfuggivano tanti meccanismi di quella realtà, compreso il metodo di studio e la preparazione di un esame. Accettavo i voti che mi rifilavano con tanta pena per non perdere quella maledetta borsa di studio, che di certo non mi pagava le spese quotidiane (mi bastava giusto per i libri) ma, se non altro, mi esonerava dal pagamento delle tasse semestrali (che per la fascia minima si aggirava intorno ai 3000 €: che equivalevano più o meno a 5 mesi pieni dei miei miseri stipendi!).
Nell’estate del 2002 volge tutto per il peggio: mi bocciano ad un paio di esami e mi si prospetta la possibilità di perdere il diritto alla borsa di studio per il merito (dovevo superare 30 crediti 6 esami su 8 per ottenere la borsa anche l’anno dopo), il lavoro al bar era diventato ormai insopportabile! Imputavo a questo lavoro che ormai disprezzavo la colpa dei miei bassi profitti scolastici e mi sentivo incastrata: come fare a pagarmi le spese quotidiane (non che io abbia mai avuto grosse pretese… i vestiti li ho sempre comprati al mercato, al baloon, o nei negozi di bassa qualità… ) e contemporaneamente frequentare l’università decentemente??? Beh avevo bisogno di una vacanza per pensarci …
Tutta la vita davanti
…davanti alle frustrazioni, alle amarezze, alle difficoltà, alle perdite, al precariato! Un film sarcastico per dipingere uno spaccato dell’Italia di oggi.
Il momento giusto per me di vedere questo film. Giovedì sono uscita dal precariato! Ho firmato un contratto di lavoro vero. E per vero intendo con tutte le carte in regola: i permessi, la mutua, le festività pagate, le ferie… Incredibile! In 10 anni di lavoro è la prima vera offerta! Non si scherza più ora! I manager impinguinati mi dedicano tempo per farmi offerte di lavoro reali e le aziende che lascio si incazzano perchè rifiuto le loro controproposte!
Se mi volto per un attimo indietro ripenso a quanta fatica mi sia costata l’istruzione. Sono entrata in un mondo del lavoro di bassissimo livello: ho trascorso anni dietro il bancone di un bar circondata da persone che non sapevano pronunciare nell’ordine un soggetto, un verbo e un complemento!
La mattina però andavo a scuola: avevo scelto il liceo scientifico perchè volevo fare medicina! Spesso mi capitava di addormentarmi tra il portapenne e il quaderno ad anelli perchè per raccattare un misero 6 di italiano o storia dell’arte studiavo un paio di ore dopo le 22, quando staccavo dal bar! Avevo un sogno: quello di raggiungere un alto livello di istruzione! Per me era importante non rinunciare per alcun motivo alla scuola, per quanto non avessi nè il tempo nè la maturità di portarla avanti parallelamente ad un lavoro! Con un misero 67 mi buttarono fuori dal liceo dopo aver conquistato con tanta fatica 3 settimane di libertà dal lavoro (non pagate ovviamente: ero in nero…) per studiare per la maturità! In quelle 3 settimane ho studiato l’intero programma di letteratura italiana mai visto durante l’anno (i compiti scritti li copiavo da quella santa della mia vicina di banco: quella che oggi è la mia insostituibile amica più cara). Ancor prima di parlare di maturità, nel gennaio del 2001, dovevo fare i conti con il futuro. Volevo fare l’università, già, ma con quali soldi????
Informazioni fresche all’Edisu (in cui tra l’altro mi dissero di andare in vacanza prima di pensare all’università) mi indicavano che per la borsa di studio era necessario un reddito inferiore ad una certa quota (e rientravo alla grande) e un voto della maturità minimo di 70/100. Molti professori conoscevano la mia situazione ma non hanno mai fatto nulla nè per aiutarmi nè per favorirmi in qualche modo! Solo l’insegnante di disegno, prossimo alla pensione e Leghista convinto, dopo una serie di scontri politici, si era affezzionato a questa ragazzina ribelle, incazzata con un mondo, che non era stato gentile con lei, mi dava dei consigli su come ottenere del tempo per studiare per la maturità.
Purtroppo il commissario di disegno capitò esterno quell’anno, ma filosofia e storia (8 e 7 in pagella) era un commissario interno! Puntavo tutto su di lui: si chiama Chiarle quell’insegnante! Gli parlai più di una volta facendo presente che per andare all’università avevo bisogno di un 70 (senza borsa di studio non avrei neanche potuto iscrivermi)!
L’esame orale della maturità è stata la mia peggior performance! Farfugliavo, non rispondevo a domande semplicissime! Mi rendo conto che Chiarle non avrebbe potuto fare miracoli!
Ma quando vidi i cartelloni sbiancai: 19 anni e ti senti crollare il mondo addosso. Pensi che non riuscirai a raggiungere il tuo sogno (quello che per quelli intorno a te è un obbligo)! La mia vicina di banco, vicina a me anche in quel momento, mi vide con un grosso groppo in gola e mi sussurrò “Ti presto 3 punti del mio voto” Lei aveva preso esattamente 73/100… passammo tutta l’estate a fantasticare su come avremmo fatto a fare questa donazione di punti! Dietro il bancone di quello stesso bar pensavo però più con i piedi per terra. L’estate prima (durante i 5 anni del liceo le mie vacanze erano dalle 2 alle 3 settimane di permessi non pagati dal lavoro: per me aveva un costo la vacanza e un costo la perdita di 3 settimane di lavoro! Senza contare che a settembre arrivava la mazzata dei libri: la soluzione era risparmiare il più possibile in vacanza! Ma anche su questo sono sempre stata convinta: non avrei mai dovuto rinunciare al divetimento altrimenti non sarei sopravvissuta. Staccavo dal lavoro e rientravo a casa anche all’alba, seppur avessi giornate intense da affrontare!) avevo passato delle splendide vacanze estive: Londra e poi Amsterdam.
Quelle giornate di Luglio post-maturità erano fitte di pensieri tristi e sconsolati: il sogno università era sfumato dovevo andare a Londra, lavorare sodo portarmi a casa un mucchio di sterline e iscrivermi! Telefonai più di una volta alla sorella del mio amico, che ci aveva gentilmente ospitati l’estate prima. Naturalmente lei era disponibile anche per venirmi a prendere all’aereoporto!
25 Aprile (in ritardo)
Le cose da fare sono sempre troppe e in più questa volta le tecnologia non mi è stata proprio di aiuto. Volevo pubblicare il mio Muxtape a tema per il 25 aprile ma il mio hard disk esterno che contiene 250 GB di musica ha deciso di abbandonarmi.
Vicino alla mia nuova casetta "casualmente" esiste un negozio per soli geek dove ho smontato l’HD e l’ho rimontato con un accrocchio che fa passare la corrente! Con la modica cifra di 15 € ho recuperato HD e soprattutto dati! Il problema si trovava semplicemente nel trasformatore e quindi, come qualsiasi "consumatore" farebbe, contattati a inzio settimana la consulenza via e-mail. L’indirizzo lasciava presupporre fosse un’assistenza italiana (support-it@trekstor.de) quindi ho scritto in italiano: mi rispondono (fortunatamente dopo poco) dicendomi di scrivere in inglese, spagnolo, tedesco o francese (…) Alla risposta in spagnolo segue la raccomandazione di rivolgermi dove ho comprato il prodotto. Indovinate dove ho comprato il prodotto io? Da mediaworld, dove, almeno qui a To, i commessi ne sanno meno dei clienti e se hai bisogno di un aiuto ti consigliano di buttare via e comprare nuovo.
Alla fine il negozio geek è sempre la soluzione migliore e io anche se in ritardo vi propongo la mia cassetta per il 25 aprile! L’ultimo giorno glorioso per il nostro popolo.
Arteq Summit 2008
Mercoledì ero a Milano ad Arteq Summit 2008 un evento organizzato dal Forum della NetEconomy e da Wireless che si è proposto di fare il punto sullo stato dell’arte delle nuove tecnologie per i beni culturali.
Ho potuto seguire solo la mattinata della sessione plenaria (poichè il pomeriggio ero occupata per il nuovo lavoro) ma devo ammettere che gli input sono già bastati. In generale l’evento è stato molto ricco di contenuti ma poco curato nei particolari: non è mai stato chiesto se la platea avesse domande e d’altronde non hanno mai ceduto la parola a qualcuno diverso dagli speaker e, in seconda battuta, la presentazione dell’evento a cura del presidente di Wireless ha sottolineato più volte come questo evento avrebbe dovuto avere come scopo la creazione o il rafforzamento della rete tra i produttori di tecnologie e i responsabili di musei, mostre ecc., ma poi lo Spazio Oberdan non offriva uno spazio fisico per fare rete (non un bar, non una saletta, non un ingresso spazioso, non una saletta coffee break); infine, la rete ha dato non pochi problemi: del wi-fi manco a parlarne e la LAN ha dato fastidio in qualche modo in tutti gli interventi.
Gli speach che ho potuto seguire sono stati molto interessanti. Vediamoli nel dettaglio (anche se non sono ancora disponibili le slide sul sito nè tanto meno saranno disponibili dei video, dato che in sala c’erano solo 2 anacronistici fotografi che avranno fatto centinaia di foto alle slide!!!)
Paolo Cavallotti, responsabile ufficio internet del museo nazionale della scienza e tecnologia Leonardo da Vinci (Milano), ha presentato una serie di esperimenti effettuati in rete dal museo. In primis il Progetto didattico Cimeli, all’interno del quale gli studenti delle superiori hanno simulato il processo seguito dai ricercatori museali suddiviso in due fasi: osservazione e studio. Per ciascun oggetto storico on line sono disponibili tutta la documentazione presente al museo e si conclude l’attività didattica giocando a progettare e allestire virtualmente una ipotetica mostra. [Notare che Cavallotti ha sottolineato come gli utenti interrompessero nella maggior parte dei casi l’attività perchè richiedeva troppo tempo]. Un’altra attività che richiede la partecipazione degli utenti è "Ti ricordi?", data la storicità locale del museo (un pò come il museo Egizio a Torino, questo è il luogo dove tutti gli autoctoni dalle elementari alle medie vanno almeno 3 volte all’anno in "gita"), strutturato su 3 livelli, integrato con postazioni multimediali in loco. Le attività interattive richiedono in un caso di scrivere come ci si ricorda la visita al museo effettuata qualche anno fa (notate sulla vostra destra la classifica delle parole più ricordate…una tagcloud fatta a mano!), in un seconod caso di caricare foto di oggetti che evocano ricordi e con un qualche valore storico (la partecipazione è stata scarsissima) e in un terzo caso si richiede di partecipare ad una riproduzione del famoso giochino Memory (statistiche di accesso altissime!). Per concludere Cavallotti ha velocemente accennato ai progetti di 3D all’interno dei quali hanno sviluppato Leonardo Virtuale e presto sarà online un simulatore del funzionamento di un elicottero. Un ultimo appunto le FAQ riguardanti il museo si chiamano sul sito "Fatti un’opinione" e intorno ad esse ruotano eventi organizzati mensilmente: un canale di unione tra utenti e museo molto più efficace di tutto il resto!
Come qualsiasi giovane appassionato e soddisfatto del proprio lavoro ha parlato visibilmente emozionato e ha trasmesso in ogni songola parola tutta la sua dedizione al museo.
E’ la volta di Francesca Alonzo Responsabile di Alphabeti che ha presentato una serie di nuovi format sperimentati al Museo dell’accademia di Firenze, nella città di Cosenza, e in una serie di basiliche calabresi. Molto orientati al marketing museale, il loro obiettivo è quello di dare memorabilità all’esperienza della visita, ricreando momenti estremamente emozionanti che lascino il segno. Il format denominato I’m Vr (Virtual reality) basato sul 3D perchè, essendo abituati a relazionarci con lo spazio, influenza maggiormente i nostri canali percettivi, che da priorità all’internazionalismo (in effetti non usciremo mai dall’Italia se continuamo parlare solo Italiano oppure ad abbozzare un inglese maccheronico - www.grecia.it è greco ma parla in italiano!), basato sui principi di edutainment e di personalizzazione. Di tutto ciò non abbiamo potuto vedere niente (tranne un video orrendo in cui una statua di marmo animata ha ballato sulle note di Saturday Night Fever) poichè la rete è crashata! Ci ha però potuto aggiungere che la sua azienda è imbarcata in un progetto che mira a creare network di aziende e musei per sviluppare la nascita di nuovi servizi di marketing di (non ben identificata) nuova generazione.
Marcello Persiani, agitato quanto me alla discussione della tesi, PM della 3M, ha mostrato gli incredibili progetti che l’azienda dei post-it e delle spugne ha sviluppato. Un sensitive space system in cui attraverso un’interfaccia Touchless (che rileva solo il movimento del braccio e della mano) è possibile navigare una serie di contenuti tra cui uno spazio dotato di webcam in cui poter lasciare la propria faccia in un guestbook visuale. Un altro progetto che prevede un sistema di interazione a pavimento e a muro oltre che la trasformazione di una vetrina di un negozio in uno schermo interattivo. Il tutto velocemente spiegato attraverso due case studies in cui l’interazione è stata da parte di ogni genere di utente particolamente interessata e divertita. Inutile dire quanto ne fossi entusiasta. (E non so quanto mi sono moriscata la lingua… mi è davvero pesato non poter fare domande).
Ma ecco che verso le 12 prende la parola l’unico senza vestito, dai lineamenti non propriamente italiani. Si presenta Karim Ben Hamida, responsabile del Portale della cultura italiana (si proprio quello di Italia.it e qui mi sono dovuta alzare per non fare domande!!) Ha parlato del grande progetto al quale lavora dal 2001 in cui rientra l’accordo con i grandi database culturali (Alinari per le foto, le schede di Touring Club per le città italiane, ecc…) del quale abbiamo visto qualche scorcio ma del quale sorprendentemente è online solo con una maschera di accesso. La categorizzazione è ha faccette e il motore interno non funziona ancora!!! Di italia.it ha parlato sommessamente e di striscio dicendo che con il nuovo governo si vedrà a chi verrà riassegnato l’incarico e che si impara dai propri errori (!!!!!) [veramente anche da quelli degli altri… non è che se lui personalmente non aveva mai visto un sito in vita sua può sbagliare di qualche milione di euro!] La presentazione è stata la più noiosa: lui era impreparato e aveva visibilmente paura di essere linciato! [ma io dubito che qualcuno in sala conoscesse la vicenda di Italia.it]
Dulcis in fundo compare una donna magnifica Silvana Toffolo, PM di un centro studi sui sistemi di trasporto che lavora attualmente con la torinese GTT e la Reggia di Venaria. Da luglio partirà infatti alla reggia una sperimentazione con iTacitus, un sistema di palmari e agenti intelligenti che con Gprs, Gps e bluetooth riconosce il luogo in cui si trova l’utente e fornisce un sacco di informazioni utili (ricreazione storica delle sale, suoni, aneddoti storici, curiosità, allestimento virtuale). In parallelo stanno sviluppando le applicazioni per un binocolo da posizionare di fronte ai quadri o affreschi usurati dal tempo che può sostituire l’opera di restauro (ricostruendo virtualmente l’opera originale).
Al pomeriggio mi sarebbe piaciuto assistere almeno alla presentazione di Bollo ma sono dovuta scapare.
Yes we can change
Si! Potremmo cambiare se lo volessimo!
Potremmo smettere di fare campagne elettorali mediatiche basate su concetti semplicistici e promesse che mai saranno mantenute. Potremmo smettere di pensare che internet sia la soluzione.
Potremmo smettere di ragionare sul breve termine e sul risultato immediato.
La partecipazione in Italia è auspicata da quel migliaio di persone che lavorano nell’ambito dell’ICT e che credono nel web sociale e partecipato, oltre che dai grillini che di internet ne sanno ben poco ma sono solo stufi di non veder funzionare nulla.
La classe politica così come la conosciamo è arrivata al capolinea: we can change! We must change! Ma la strada è ancora lunga e prima di tutto dovremmo capire che se vogliamo sviluppare una cittadinanza digitale che sia partecipativa dobbiamo dare gli stumenti ai profani non solo in mano ma serviti su un piatto d’argento.
La maggiorparte dei naviganti della rete non sa cosa sia Twitter, non sa come si realizza un video, non sa da che parte cominciare per commentare su un blog. Se in culture digitalmente più avanzate i dati sulla partecipazione sono scarsi, come possiamo immaginare che siano alti nella nostra italietta? C’è poca coscienza digitale e il dato più preoccupante è che i giovanissimi usano internet, il pc e la rete senza capire cosa stiano facendo.
Nelle nostre scuole dovrebbe essere previsto come materia obbligatoria fin dalle elementari l’informatica (in tutti i suoi aspetti), come lo sono la grammatica, la sintassi e la letteratura. Il Pc non è solo una macchina per la quale bisogna prendere la patente: attraverso il pc si fa molto di più di un viaggio "sull’autostrada dell’informazione". Non si devono conoscere solo i "cartelli"!
L’atteggiamento entusiastico da parte di noi invasati della rete è l’atteggiamento più scorretto: porta solo ad una chiusura verso il mondo profano e ad un ritardo della nascita di una vera e propria cultura digitale. Troviamo i motivi per cui ciascuno ha bisogno e voglia di partecipare e poi realizziamo qualcosa di veramente utile: la partecipazione è un dato importante che non viene mai analizzato abbastanza.
A proposito di cambiamenti… qui si cambia lavoro! Mancherebbero 3 mesi alla fine del mio tirocinio in Camera di commercio, ma una buona occasione si è profilata di fronte ai miei occhi.
Mi dispiace molto lasciare il mio dirimpettaio ma purtroppo nulla è per sempre! Ho avuto molto da imparare e qualcosa devo dire l’ho fatto davvero mio! Una guida spirituale come Pietro è stata degna quanto la guida spirituale durante il mio percorso di tesi (cha ha prodotto anche i suoi piccoli frutti). Grazie ragazzi! Grazie di cuore! Ora tocca a me! Spicco il volo e mi scontro con il duro e cattivo mondo dei leoni! Sono pronta a farmi sbranare… anche se con ciò che ho imparato in questi anni saprò difendermi!
Ora Pietro, le nostre conversazioni politiche continueranno su Gmail! A presto!
