March 13, 2009

Tutta la vita davanti - 8° puntata

Filed under: I miei spazi

—-Leggi le puntate precedenti linkate qui a fianco, lo so è tanto che non scrivo!——

Il 16 ottobre del 2004 scatta la cena per festeggiare la laurea triennale e per salutare tutti in vista della partenza. Una baraonda di amici e una cena memorabile. Di solito non mi piace essere protagonista, preferisco alimentare i festeggiamenti per qualcun altro; in quell’occasione, però, era stato davvero splendido essere al centro dell’attenzione: mi ero appena lasciata un grosso pezzo di vita alle spalle e iniziavo, con una spinta vorticosa, una nuova eccitante avventura.
Las Palmas mi stava aspettando… ma lei non lo sapeva. I preparativi per la partenza erano stati poco più che improvvisati: gli altri studenti di Torino destinati a Las Palmas erano partiti tutti a luglio e avevo il contatto solo di un paio di loro. Durante il mese di ottobre avevo provato a contattarli via mail senza ricevere alcuna risposta: erano troppo occupati… per andare all’università (e connettersi alla Rete). L’unico elemento in mio possesso (insieme alle valigie) era l’indirizzo di un ostello che mi avrebbe ospitata almeno la notte del mio arrivo.
Il 18 sera era fissata la mia partenza: alle 23.00 dalla stazione di Torino. Verso le 22.00 ero già li con le valigie e il consorte, immersi in un alone di tristezza misto ad agitazione. Le certezze erano la cosa che di più lontano potevamo percepire: non sapevamo di li ad un anno cosa sarebbe successo, non sapevamo che cosa ci aspettava, o ancora non sapevamo se saremmo stati di nuovo li dopo un anno.
“Il treno diretto a Barcellona e proveniente da Milano Centrale è in arrivo sul binario 2. Si prega di allontanarsi dalla linea gialla.” Quella linea visibile anche al buio ha messo momentaneamente una netta separazione tra i due giovani cuori in preda ad un turbine di emozioni forti e contrastanti. Mi sistemo nella mia cabina-letto e mi affaccio al finestrino a salutare come in quei vecchi film degli anni ‘50… funziona ancora!
Pianto liberatorio nella cabina in solitario, per poi infilare gli auricolari: ha inzio il viaggio! Un paio d’ore più tardi il treno si ferma! Ma come è già finito? Doveva durare tutta la notte? ;-)
Dopo solo un paio d’ore ci viene annunciato che ci trovavamo nei pressi di Nizza e che avevamo investito una signora… L’arrivo a Barcellona era previsto per le 10,30 a.m. e alle 14,30 avevo un aereo prenotato per Las Palmas. Dopo le 4 ore di ritardo accumulate per l’incidente (del quale non ci mai stato dato sapere nulla di più), l’arrivo a Barcellona è avvenuto giusto giusto per perdere l’aereo low cost (senza rimborso…). Dalla stazione di Barcellona c’è un comodissimo treno che porta dritto dritto all’aereoporto: un treno che ho preso al volo nella vana speranza di riuscire a prendere un volo successivo magari con lo stesso biglietto (ehh si e poi magari anche una fatina gentile che mi avrebbe “sfacchinato” le valigie…).
La lingua non la conoscevo per niente ma con l’inglese (anche se un pò maccheronico) ce la si cava sempre. Al servizio clienti della compagnia low cost mi confermano con un bel sorriso che il volo è perso, andato, svanito… non c’è più nulla da fare! Va beh… How much the next flight for Las palmas? FourHundredandsixtyfour… 400 and sixtyfour???????????? OK… calma! Non posso spendermi 500 € (oltre i 122 già persi col volo svanito)… When is the next low cost flight? On wednesday evening at ten o’clock … mercoledì sera???? Ufff se però conto due notti di ostello qui a Barcellona + il volo non mi costano 500 €! Beh ok! Fine, I take it!
Trovo un armadietto temporizzato per il deposito dei bagagli e mi riempio lo zaino del necssario per un paio di giorni! Il programma è cambiato: tappa a Barcellona di due giorni prima di arrivare a Las Palmas!
Beh tutto sommato suona bene! Quale anno prima avevo avuto modo di vivere Barcellona, qualche indirizzo me lo ricordavo e sarebbe stata l’occasione giusta per recuperare la svista di qualche punto di interesse passato inosservato in quella fatidica vacanza.

December 30, 2008

Un anno se ne va…

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Happy new year Ho già fatto fin troppe riflessioni su come sia andato questo 2008! Un anno frenetico, irrefrenabile, velocissimo…
365 giorni fa avevo da poco intrapreso la convivenza in una piccola casetta vicino al centro, lavorativamente ero precaria e avevo una passione prevalente rispetto alle altre che pulsava: il web 2.0.
Durante il corso di questo 2008 quella passione è diventata il mio lavoro, ho cambiato ben 3 aziende (con annessi contratti), un cambiamento che è stato un continuo crescere, un pò rapido, un pò impetuoso, ma il treno continuava a passare e io non me la sentivo proprio di non saltarci sopra… Sono uscita dal precariato e questo mi ha dato la spinta per esorcizzare il passato e “sbobinarlo” su queste pagine a memoria dei posteri (ma soprattutto mia) e per chi aveva voglia di leggerlo… [Ho le dita che fremono per la voglia di scrivere… ma ho ancora Tutta la vita davanti per farlo… ]
Il blog è la prova che in questi ultimi mesi dell’anno sono stata piuttosto oberata… già perchè questo 2008 (con l’uscita dal precariato) ci ha portato a comprare anche un piccolo nido e, tra la burocrazia, la ristrutturazione, il trasloco (il giorno prima di cambiare per la terza volta il lavoro :-O) e le trasferte, non c’è stato il tempo di respirare.
Il 2009 si prevede come un anno catastrofico, un anno in cui tutto andrà in crisi: io spero con tutto il cuore si verifichi una forte crisi, una enorme, gigantesca, fantasmagorica esplosione di tutti quei massimi sistemi che governano la nostra muffosa società al “gorgonzola”, con i governi che trasudano ridicolo e i mercati che vendono aria… domani a mezzanottte brinderò perchè sia un anno in cui tutto si rimetta in discussione, in cui tutto possa essere ripensato e forse l’anno che ci ricorderemo come l’inzio della fine! La fine della gerontocrazia, della democrazia rappresentativa, della finanza creativa, del precariato e della social card…
In questo Capodanno brinderò anche alla mia parola d’ordine del 2009 e (spero) anche degli anni a venire… CALMA! Tutto si placherà, tutto si rallenterà e finalmente tornerò a scrivere quotidianamente (il pc nella casa nuova adesso ha anche una scrivania e uno spazio tutto suo ;-) , l’Hamman (bagno turco) sotto casa diventerà l’appuntamento fisso del martedì sera e la piscina quello del giovedì, non appena sarà praticabile inzieranno i nostri week-end di trekking da un bivacco all’altro delle alpi Marittime, Cozie, Graie e Pennine… senza dimenticare che l’inaugurazione della casetta nuova è ancora da fare e dopo l’acquisto del tavolo (per ora siamo sulla penisola… attendiamo con fiducia i saldi fallimentari) scatterà anche l’operazione “Aperitivo in casa”!
Allora… chi si unisce?
Buon anno a tutti! Cin Cin

September 14, 2008

Tutta la vita davanti - 7° puntata

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Preparare la tesi (seppur triennale), presenziare allo stage e lavorare contemporaneamente al bar (quel lavoro che tanto “amavo”) non è stato affatto facile. I primi 8 mesi del 2004 sono trascorsi tra le mattinate nella Biblioteca di Settimo, i pomeriggi a scrivere la tesi con un compagno di corso, e i tardi pomerigi e serate al bar a cercare di non mandare a quel paese tutti! L’unico refrigerio per il cuore era quel frugoletto minuscolo tanto tanto tenero del quale mi occupavo il più delle volte: la nipotina!
Una nipote è una cosa fantastica: si prova la sensazione di vedere qualcosa di piccolo piccolo che ti assomiglia molto e la sensazione di stupore misto scioglievolezza è irripetibile.
Rimanevo comunque sempre più convinta che me ne dovessi andare lontano da tutto e da tutti per riuscire a pensare alla mia vita. Ormai vivevo in funzione di una nipotina bellissima, del bar di mia sorella e di una tesi che facevo per inerzia, dopo la bella avventura con il “barone” (il titolo è stato Biblioteche multimediali: il caso della Bublioteca di Settimo e tutta la tesi era incentrata su una banale indagine statistica per tracciare il profilo dell’ avventore tipico di una bibloteca multimediale: pensate, sono ragazzini che giocano molto ai videogiochi…)
Finalmente giunge agosto, un mese che mi sarebbe piaciuto godermi un pò… in fondo la tesi era a buon punto, c’erano solo pochi ritocchi da fare e rileggerla a mente lucida dopo aver staccato un pò sarebbe stato l’ideale. Si decide col consorte di andare a Zurigo alla Street Parade una settimana. La partenza è avvenuta dopo una notte insonne e poco riposata, giunti a 50 kilometri dalla meta un colpo di sonno ci ha condotti dritti verso un brutto incidente in cui l’unica che si è fatta veramente male è stata l’auto.
I nostri amici che stavano già soggiornando a Zurigo e avevano fatto baldoria tutta la notte in giro per la città (era la serata di apertura della manifestazione) sono stati chiamati da un’ infermiera che arrancava con l’italiano: non ha spiegato loro la nostra situazione ma solo di correre a “vederci”! Non si dimenticheranno lo spavento che han vissuto: hanno percorso 50 kilometri (nel doppio del tempo necessario data la mancanza di cartine e navigatori) convinti che fossimo in fin di vita: il momento del loro arrivo è stato altrettanto indimenticabile! Una felicità di vederci espressa da un abbraccio così forte come mai ne ho più ricevuti successivamente da loro!! ;-)
Dopo la settimana che comunque abbiamo fatto a Zurigo, torniamo a casa progettando il futuro che ci attendeva: tanta ingenuità e tanto incanto. La mia auto avrebbe sostituito quella deceduta in Svizzera e io ad ottobre mi sarei laureata e sarei partita alla volta di un mondo tutto nuovo: nuova lingua, nuova cultura, nuovi amici, nuova università! Far capire a mia sorella che non avrei lavorato il giorno della mia discussione è stata dura figurarsi spiegargli che almeno una settimana prima avrei dovuto preparare il malloppo da consegnare!
Beh i miei giorni me li sono presi lo stesso: ho passato settembre a scrivere e lavoricchiare e ad ottobre le avevo già annunciato che al massimo le guardavo la bimba (la cosa sembrava sollevarla ma approffittò anche troppo della mia scioglievolezza di fronte al frugoletto)! Insomma il 12 ottobre non ho scoperto l’America ma ci sono andata vicina: mi sono gettata alle spalle un anno di agonia e finalmente potevo prepararmi ufficialmente alla partenza verso il nuovo mondo! (O per lo meno le mie aspettative erano quelle!)
Arrivare alla laurea non è stato un percorso tanto lineare perchè se io non rischio non mi sento soddisfatta! A settembre mi mancavano ancora 10 crediti prima di poter consegnare la tesi: due esami che prevedevano la prova scritta e al suo superamento la prova orale. Siccome, però, erano esami della stessa disciplina, gli scritti si svolgevano lo stesso giorno… in quel periodo mi sono maledetta per la voglia di rischiare che sopraffaceva la razionalità! Il fatto era che se non passavo gli esami, non potevo laurearmi, e se non potevo laurearmi non potevo partire per l’Erasmus….
Parlai con i prof di quella disciplina che non furono affatto accondiscendenti e tantomeno comprensivi nei confronti di quella ragazzina bizzarra! Dovetti svolgere entrambi gli scritti in un’ora e mezza. Il primo lo completai velocemente e il secondo lo compilai alla velocità della luce ma allo scoccare del gong mi fu levato da sotto la penna senza troppi complimenti.
Non mi arresi (se non passavo gli esami, non potevo laurearmi, e se non potevo laurearmi non potevo partire per l’Erasmus….) e mi ripresentai dal prof del secondo esame a chiedere anticipatamente il risultato del compito: giusto per sapere come potevo dimostrargli che ero preparate per l’esame. Mi disse di mettermi l’anima in pace: “Con uno scritto così non posso darti 18…”
Contrattai con la mia tutor aziendale i 5 crediti di riconoscimento dello stage (che avevo spacchiosamente rifiutato a suo tempo… “Tanto non mi serviranno…”) e dopo aver superato il primo esame, del quale lo scritto andò alquanto bene, ero pronta per consegnare la tesi.
Farsi riconoscere i crediti per uno stage è un iter molto burocratizzato che richiede due o tre corse in vari uffici dell’università: in uno di questi itinerari per i corridoi dell’università mi capitò sotto gli occhi (appesa alla solita bacheca dei risultati degli esami scritti) la griglia di risultati del secondo esame scritto: avevo preso 18!!!! E l’orale era fissato per quel giorno stesso lle 9,00. Erano le 11,30. Mi recai nell’aula indicata tra lo stizzito e l’incredulo! “Professore ma ho passato l’esame!” “Si, ma ti mi avevi detto che ti facevi riconscere i crediti dello stage!” “Si! Ma ho passato l’esame! Posso ancora iscrivermi all’orale?” “Beh, non si potrebbe, ormai ho fatto l’appello!” “Vado a prendermi gli appunti!”
La mia testardaggine era nota in quegli anni: è una caratteristica che con la maturità è diventata più razionale e molto meno evidente. Ho percorso i miei 30 kilometri all’andata e altrettanti al ritorno nella metà del tempo abituale solo per dimostrare a quel professore che io ero preparata!
Mi fece passare per ultima: verso le 16,00 ma non mi diede la soddisfazione completa! Mi chiese cosa fosse una intranet e poco altro e poi disse solo “28!” E la mia risposta fu “Lo rifiuto!” ormai aveva già compilato il registro e mi disse “30 sulla fiducia.. è inutile che ti faccia altre domande!” E va beh..
Consegnata la tesi (dopo la tipica notte in bianco passata a stampare le infinite pagine: la stampante si scassa sempre quando ne hai bisogno) si vociferava che le date per la discussione sarebbero state fissate nel mese di novembre.
Ma se si discuteva a novembre non potevo laurearmi ad ottobre, e se non potevo laurearmi non potevo partire per l’Erasmus ad ottobre….
Mi concedo un giorno di relax dopo la consegna della tesi e poi inizio la mia battaglia personale contro la burocrazia universitaria. Prima tappa: segreteria studenti del mio corso di laurea. Non era corretto far perdere un mese di Erasmus a tutte le persone che dovevano partire: erano soldi pubblici anche dell’Unione Europea! “Siamo sempre noi studenti a rimetterci…” Al suono di quelle parole la signora (che ormai mi conosceva dopo le infinite code che avevo pazientemente aspettato per avere informazioni dal primo anno di iscrizione) e un ex studente dottorato si sono inteneriti e hanno segnalato la cosa.
Non ancora soddisfatta ho preso appuntamento con il professore responsabile del programma Erasmus che, senza alcun ostacolo burocratico, ha fatto un paio di telefonate e ha fatto mettere a verbale (davanti ai miei occhi) durante il consiglio di facoltà (che si stava svolgendo contemporaneamente) che lui stesso avrebbe presieduto una commissione di laurea speciale per i ragazzi in attesa di discutere la triennale e che risultavano coinvolti in una delle tante tappe del progetto (pur non essendo affatto in consiglio).
Il potente barone è riuscito, quindi, (con la sola imposizione della voce…) a farci discutere a metà ottobre e alle 23.00 del 18 di quel mese salgo su un treno diretto a Barcellona, dove mi aspettava un aereo diretto a Las Palmas de GC!

September 12, 2008

Influenza - Momenti di lucidità dedicati al cinema

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Avevo così tanti film arretrati da vedere… Ho approffittato nei momenti di lucidià che mi hanno regalato i cocktail di medicinali che ho inghiottito in questi giorni!
Borat - Un cult che non avevo avuto ancora il piacere di vedere!
Ho letto alcune critiche in giro e mi pare che da alcuni non sia stato compresa la forte ironia sulla situazione del mondo. Un ironia irriverente e naturalmente estremizzata ma che fa riflettere sui vari estremi che oggi esistono nel mondo: paesi arretrati dove il popolo non conosce altre culture al di fuori della propria (e la stessa è solo approssimata) ne esistono ancora, parallelamente al nostro “progredito” occidente che poi dimostra di non essere così civile (”Ciao sono Borat, sono nuovo in città!”… “ma questo è pazzo..”)!
Per spezzare il mal di testa e il delirio febbricitante ho visto Crank: un film tamarrissimo dove (e qui sì, non sicuramente in Borat) viene data ancora una volta un’immagine della donna offensiva e degradante. La tipica bambolina, incapace, inerme, stupida ma con un fisico da urlo!
Il mio cervello riesce a ripartire (anche se con poca energia) e mi fiondo quindi a vedere Fast Food Nation in spagnolo: ho ancora l’immagine di tutto quel sangue che scorre! Io sono figlia di un allevatore e conoscevo bene la fine che facevano i poveri vitelli da allevamento! Fortunatamente però in Italia ci sono leggi rigidissime per quanto riguarda il macello e, per una volta, sono contenta che lo stato spenda quella cifra esorbitante per le ASL e i veterinari!
Spulciando tra i titoli, poi, ho trovato un film del 2003 del quale non ricordavo l’esistenza: Ho visto le stelle !
Un’interpretazioni di Salemme alla Troisi (ha solo cercato di copiare lo stile eh!) basata interamente sull’equivoco. Il finale è banalissimo!
Ho concluso, infine, la giornata celebrando un ricordo amaro della nostra storia, quando al governo vi era l’attuale staff incompetente, che ci ha fatto vergognare per la prima volta di una lunga serie: G8 - I diritti negati ! Ho avuto per un attimo il pensiero galoppante verso un futuro lontano quando racconterò a mia nipote (attualmente ha 5 anni, non posso inziare ora a tediarla) ciò che so, quale è stata la mia esperienza nei confronti di questi governi, che cosa ho fatto io per evitare lo schifo che ci propinano e mi sono sentita in colpa: un voto contro non basta! E la rassegnazione è inconcepibile!

July 30, 2008

Tutta la vita davanti - 6° puntata

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Al ritorno a Torino mi attendeva una notizia fantastica: avevo vinto l’Erasmus per Las Palmas (GC)!
La mia storia con lo studio fuori Italia inziava in 3° liceo quando venne pubblicizzato in tutti i corridoi dell’edificio la possibilità di iscriversi al bando per il 4° anno all’estero! Mi butto a capofitto nell’iter di richiesta e ottenimento di informazione - un percorso sempre tortuoso e complicato! Quando finalmente arrivo all’ufficio giusto mi viene richiesta la consegna del 730 o 740 dei genitori superiore a 30.000.000 di lire: considerando che il 740 di famiglia era negativo mi fu risposto con una frase del tipo “…ma allora dove vuoi andare ragazzì…”
Alla faccia del diritto allo studio, la mia voglia di fare un’esperienza all’estero rimane una brutta ferita sempre viva fino all’Università quando ho conosciuto il progetto Erasmus. Mi iscrivo il primo anno utile ma con una media bassa vinco solo un posto da riserva per Badajoz: mi chiamarono qualche tempo dopo dicendomi che in 3 giorni avrei dovuto accettare la meta dato il rifiuto del ragazzo vincitore. Decisi, dopo aver raccolto informazioni in rete, di rifiutare. Mi sembrava una cittadina troppo piccola e con poche opportunità: io dovevo considerare che i pochi soldi che avevo da parte non mi sarebbero potuti bastare per tutto l’anno. Avevo bisogno di una città dove avrei potuto trovare facilmente un lavoro. L’anno dopo vinco il primo posto per il capoluogo di una delle due province canarie e decido di accettare!
Avevo un anno per finire la triennale (l’anno di erasmus doveva essere il primo anno di specialistica) e per raccimolare più soldi possibile per l’anno successivo.
Avevo deciso di non riprendere a lavorare fino a gennaio 2004 in modo da poter cominciare a lavorare sulla tesi e da studiare per gli esami. Come il cacio sui maccheroni arriva una proposta di stage non retribuito di 3 mesi in una agenzia pubblicitaria con orario part-time. Perfetto… finalmente un esperienza professionalizzante e in un momento in cui non ero a corto di fondi!
L’esperienza fu pessima: il copywriter al quale fui affiancata non conosceva minimamente le teorie comunicative (”E chi sarebbe questo MacLuann”), la comunicazione d’impresa e istituzionale, Castells e l’informazionalismo, Raymond e la teoria del flusso. Era un laureato in fiflosofia negli anni ‘80 che era pagato per scrivere testi: non faceva alcuna differenza se fossero sul web o su una brochure. Pretendeva da me la scrittura di testi per il cartellone di un sacco a pelo piuttosto che la presentazione di un evento su un blog con stili prettamente giornalistici.
Mi lamentai di tutto ciò con il mio tutor aziendale (Dario - eccezionale creativo dell’ agenzia) dopo un paio di settimane, il quale inziò a considerarmi di più, coinvolgendomi nelle traduzioni delle serie televisive con Sandro Fedele, nelle riunioni con Fiat per il lancio della Musa… ma quando tornavo a lavorare fianco a fianco con il copy la sua ostilità era sempre più alta! Arrivò a dirmi “Tu devi chiedere il permesso a me per andare a fare le riunioni con Dario…” dopo aver risposto che l’art director aveva maggior rilievo di lui e che se non gli stava bene doveva parlarne direttamente con Dario, la sua strategia si trasformò in un vero e proprio piano di attacco.
Attese un mio ritardo per esigere dal direttore creativo che mi richiamasse perchè nel foglio delle presenze avevo scritto nella casella dell’orario d’arrivo le 9.00 invece delle 9.15. Un modulo che tra l’altro era pura formalità visto che non ero pagata!!!
Dopo quella vicenda il mio progetto formativo venne deviato sul fronte totalmente creativo. Il mio ultimo giorno di stage il copy andò a mangiare prima di tutti e non mi salutò!
In quel periodo mi chiedevo spesso se fosse normale incontrare così tanti adulti infantili, dai quali non avevo nulla da imparare, se ci fosse qualcosa in me che non andasse: perchè in qualche modo mi consideravo più grande di uomini e donne adulti per eccellenza? Peccavo di superbia, sbagliavo io… eppure mi sembrava di aver fatto la cosa giusta: dopo aver cambiato progetto formativo ho avuto l’opportunità di imparare davvero qualcosa di furbo. Ho potuto vedere il ciclo completo di creazione e di organizzazione di un evento Bacardi, ho potuto partecipare attivamente alla creazione di una campagna per i DS, ero diventata ormai una veterana dei brainstorming di 6 ore… Mi sentivo comunque in colpa non capivo come ci si dovesse comportare nel mondo del terziario (al quale mi approcciavo effettivamente per la prima volta): era tutto così diverso dai lavori che avevo svolto prima, ma anche tutto molto simile. Ero confusa e tanto sconsolata: possibile che gli anni di esperienza che avevo alle spalle nel mondo degli uffici non mi servisse a nulla? Perchè mi sentivo così fuori luogo?
Dopo il capodanno a Roma ho lasciato da parte tutti i pensieri e ho dato gli esami di quella sessione (la penultima della triennale): nel frattempo inzio a ragionare su un progetto di tesi con un professore barone che aveva diverse opportunità interessanti da propormi.
Dovevo però pensare a rifocillare i fondi economici anche in vista della partenza e proprio mentre ricominciavo a cercare lavoro mi arriva una splendida telefonata: sarei diventata zia! Mia sorella, dopo essermene andata dal bar il primo anno di università, era diventata fredda e disinteressata con me, la lieta notizia però l’aveva resa più morbida. Mi chiamava più spesso ed era meno fredda: piano piano si era fatta andare giù le mie scelte anche se poi ci vollero anni prima che le comprendesse!
Mio padre, una persona molto liberale e con una gran fiducia nelle sue figlie, non aveva mai influenzato le mie scelte e aveva al massimo tentato di darmi dei consigli che spesso e volentieri decidevo di non seguire perchè troppo prudenti: quella volta però fu la prima delle uniche due volte che ci riuscì (fino ad ora).
Riuscì a convincermi ad offrirmi di tornare a lavorare con mia sorella e mio cognato perchè “… non si può abbandonare la famiglia nel momento del bisogno…” [mia sorella lavorò comunque fino all’ultimo giorno prima di partorire, senza mai staccarsi un attimo dal lavoro, non si fidava di niente e di nessuno…]
E così per quell’anno la mia vita proseguì con quel lavoro che di certo non amavo, che conoscevo a memoria, e che non mi dava stimoli, con gli ultimi esami, la tesi (per la quale ho dovuto fare anche uno stage a quaranta chilometri da casa) e tanta tanta tanta voglia di partire… tanta era la voglia che era diventata ormai una necessità: mi ero convinta che non mi sarei mai potuta dedicare davvero alla mia vita qui a casa… Dovevo andarmene lontano da tutto e da tutti per costruirmi la mia vita!

July 24, 2008

Tutta la vita davanti - 5° puntata

Filed under: I miei spazi, Politica

Natale e Capodanno del 2002 erano arrivati in un attimo e io da fine novembre non avevo ancora trovato niente… se non altro avevo seguito per intero i corsi previsti ed ero concentratissima per gli esami della sessione di gennaio/febbraio. Una capatina a Firenze e poi sotto con la sessione, purtroppo per me molto poco produttiva: due esami su tre erano andati molto male e non mi spiegavo neanche il perchè! Sono arrivata a pensare che forse ero troppo abituata ad avere giornate frenetiche e tutta questa tranquillità mi spegneva il cervello. In realtà ero troppo preoccupata per il lavoro che non trovavo o meglio ero preoccupata per i lavori assurdi ai quali a breve mi sarei dovuta adattare… Non potevo neanche richiedere il sussidio di disoccupazione: non avevo mai lavorato regolarmente…
Tra tutti i lavori proposti in quel periodo il più assurdo l’ho trovato su Secondamano e recitava più o meno

Cercasi studente di scienze della comunicazione per assisteza studio architettura con orari flessibili 334…

Chiamo immediatamente e mi viene fissato un appuntamento qui, uno dei punti più panoramici della città con vista sulla curva a gomito che compie il letto del Po’ quando incontra la Dora… Il numero civico era un villone immenso, suono e mi viene aperto il cancello per l’automobile. Alla porta trovo una coppia di architetti gay: nessuna delle due caratteristiche mi era stata dichiarata esplicitamente ma almeno una delle due era alquanto evidente!
Mi fanno accomodare sul terrazzo di questa villa stratosferica di fronte al panorama mozzafiato sopra descritto! Ogni tanto mi distraevo a guardare il fiume da quella prospettiva e non li ascoltavo, anche perchè dopo le prime 5 frasi avevo già sentito puzza di sfruttamento ed imbroglio. La loro proposta consisteva nel seguire i lavori di ristrutturazione di una casa a Torino e un’altra in Liguria con un rimborso spese non ben identificato, benchè sollecitato da una mia specifica richiesta. Tanto per chiudere il quadretto mi fanno fare un giro della villa indicandomi i punti in cui i lavori di ristrutturazione “avevano sporcato l’ambiente” ovvero si dava per scontato che i muraturi dopo aver spaccato un pilastro per modificare il corso dei tubi in esso contenuti, avessero dovuto ripulire dalla polvere. Alla mia legittima osservazione “Ma l’annuncio indicava la ricerca di uno studente di scienze della comunicazione…” la risposta è stata tanto disarmante quanto determinante la mia immediata dispedita “Beh… ma non vi insegnano a comunicare? Puoi praticare molta comunicazione…”
Intanto si raggiunge febbraio e io ero ormai sul lastrico: proprio sul punto in cui inziavo a disperarmi ecco che mi viene proposto (addirittura) un contratto a tempo determinato di 4 mesi al BINGO (???!!!???) Lo stipendio era davvero ottimo e avrei inziato proprio durante la pausa universitaria tra i due semestri.
Il mio ruolo era speaker e venditrice di cartelle… unico ruolo generico in una sala bingo. I direttori di questo bingo erano una coppia di furbastri: lui romano “de Roma” e lei, Carmen, spagnola delle Baleari. Il bingo, si sa, è stato inventato in Spagna e Carmen ha pensato bene di importare il metodo usato lì, un metodo che rendeva quella sala da gioco la seconda più redditizia del Piemonte. Redditizia perchè eravamo cronometrati nella vendita delle cartelle e ogni volta era una sfida a battere il record (tanto eravamo noi a correre come matti) dai 4 ai 6 minuti netti per vendere dalle 300 alle 400 cartelle in 5 o al massimo 6 “schiavi corridori”; tutto ciò perchè le sale bingo non possono rimanere aperte più di 10 ore al giorno (in caso contrario avrebbero sicuramente organizzato 3 turni in modo da coprire la produzione… di soldi contanti!) e quindi bisogna rendere il più produttive possibili quelle 10 misere ore.
Questo fantastico sistema, che rendeva tanto felice il titolare del bingo (un imprenditore che non aveva di meglio in cui investire e aveva trovato la coppia giusta da eleggere direttori: un “morto de fame” e una donna “con le palle”) prevedeva l’uso del manghito, un borsello da tenere al braccio in cui ogni giorno venivano consegnati a ciascuno di noi 80 € come fondo cassa. Ovviamente, nel caso di perdita del fondo cassa non si era tutelati in alcun modo.
La mia prima settimana ho perso ben 30€… fortunatamente le mance lasciate dai vincitori dei bingo erano decisamente laute e con qualche settimana di mance avrei recuperato la perdita… Peccato che la perdita non era dovuta ad un errore nel dare resti, nè ad una svista mistica ma ad una collega incaricata di fornire di cartelle i venditori sprovvisti che mi ha fatto pagare le cartelle di cui avevo bisogno 30 € in più… miseramente se li mise in tasca e nel compiere quell’atto maldestro fu vista dai manager.
Naturalmente non mi raccontarono nulla fino a quando non riuscirono a sorprenderla in flagrante e consegnarle la lettera di richiamo (inducendola a trovarsi un altro lavoro).
La vicenda, ricordo, mi aveva improvvisamente aperto un altro mondo nell’ingenuità dei miei 21 anni!
Quel periodo, in ogni caso, lo ricordo come il più faticoso e il più intenso. In quel bingo avevo visto di tutto: colleghi iene, ma anche amicizie molto importanti (cadute nel dimenticatoio purtroppo dopo qualche mese), mamme che costringevano i loro bambini nella sala fino all’una di notte, malati di gioco che perdevano interi stipendi in una sola giornata, padri di famiglia che andavano nell’ufficio del direttore e chiedere in prestito dei soldi per giocare ancora, tamarri di zona e spacciatori che rigavano le auto dei dirigenti (o le rubavano direttamente). Ma la vita doveva rimanere aggrappata a quel pacato mondo universitario…
Da marzo a giungo di quell’anno dovevo seguire 3 corsi a frequenza obbligatoria: giovedì, venerdì e sabato mattina. Ho seguito le prime lezioni dormendo: il bingo chiudeva verso le 5.00 - 6.00 a.m.! Poi, avendo un contratto, seppur a tempo determinato, scoprì di avere l’opportunità di chiedere lo spostamento dell’orario per motivi di studio: e così tutte le sere, tranne la domenica e il lunedì, uscivo alle 22.00!! E la mia busta paga (essendo a contratto a tempo determinato , quindi soggetta a meno trattenute) rimaneva invariata (e più alta di un lavorante a tempo indeterminato): alcune colleghe (donne tipiche dei quartieri popolari di bassa cultura) non mi vedevano proprio di buon occhio. Tentativi di sottrazione di parte del manghito (avevo imparato a memoria tutti i multipli di 1,5€ - il costo della cartella- fino a 1,5 *30), ostilità nel momento del bisogno, assenza assoluta di collaborazione. E, soprattutto, attesa molto attenta di una mia mossa falsa: che non tardò ad arrivare.
Il giorno di pasquetta proprio non sono riuscita a rinunciare alla mega grigliata tra amici e ho telefonato alle 15.00 dicendo che sarei arrivata qualche ora in ritado per un guasto alla macchina. Alle 19.00 sono entrata a lavoro e il direttore mi passò vicino dicendo solo “Riunione alla chiusura!” Alle 4.00 di quel mattino, quando finalmente furono invitati ad uscire tutti i malati di tombola, mi beccai una paternale storica davanti a tutti i colleghi in cui mi si diceva di non aver avuto rispetto negli altri e di essere stata totalmente disonesta. Quindi il direttore passò a dire le stesse cose alla collega spia (una quarantenne ragazza madre con un cervello da 15enne) consigliandole di crescere e farsi la sua vita, senza pensare a quella degli altri. L’odio di quella donna per me da quel momento fu abissale.
Ma prima che potesse fare altri danni (a me e a lei) fortunatamente era arrivato il giorno della scadenza del mio contratto che avevo deciso di non rinnovare (gli stipendi che avevo percepito mi sarebbero bastati da li a fine anno e la liquidazione prevedeva un ulteriore stipendio): mi buttai a capofitto nella sessione d’esami che fu particolarmente soddisfacente! Ben 5 esami dei quali 3 col massimo dei voti e la certezza di aver portato a salvo ancora una volta la borsa di studio! Quelle vacanze furono stupende: quasi un mese intero in giro per la Sardegna: dal golfo della Marinella (Olbia) alle isole della Maddalena e di Caprera, da Sassari a Cagliari, da cala Cipolla a Domus Demaria, dall’isola di sant’Antioco a Villasimius, da Solanas a Orgosolo!

July 7, 2008

Scomparse spagnole

Filed under: I miei spazi

Scomparsa Non posso esimermi dal ricordare la scomparsa vissuta qualche tempo fa, della quale avevo ampiamento parlato qui, leggendo la notizia che capeggia da qualche giorno sui giornali.
Questa volta è Federica, nel nostro caso era Luca… In ogni caso mi tornano sempre alla mente quei momenti per cercare uno straccio di notizia, una traccia, con la speranza che all’ennesima telefonata effettuata nei centri istituzionali rispondessero “Si… è qui!”…
Massima solidarietà alla famiglia di questa ragazza e un bel quesito da porre a tutti voi: ma perchè proprio d’estate e proprio italiani in vacanza in Spagna? Che sta succedendo alla bella penisola?

June 30, 2008

Posterous

Filed under: web2.0, I miei spazi

Avrei voluto fare un post riassuntivo sulla GGD#4 ma purtroppo il tempo è stato tiranno in questi giorni.
Scrivo velocemente un post in una pausa rubata al lavoro per segnalare il mio nuovo piccolo spazio in rete: Posterous.
Un altro sistema di microblogging ancora più micro e sempre meno blogging! In sostanza i vostri post (o micro post) li create inviando una mail al sistema. Il testo della mail con tanto di firma (!!!) viene pubblicato per intero nel body del post e l’oggetto della mail sarà il title. Gli allegati vengono convertiti in formati fruibili direttamente dalla pagina del post (il pdf qui allegato è stato convertito in un iPaper)
Naturalmente è possibile anche postare attraverso la solita interfaccia di posting che siamo abituati a vedere.
Come in Tumblr, manca tutta la parte social del blog, ma qui si può commentare (da sistema si possono chiudere i commenti o bloccare ai soli iscritti).
Non so bene che farci per adesso di posterous, anche perchè tumblr mi basta e mi avanza… (il mio ultimo post su Tumblr è di marzo!!) ma un test dovevo comunque farlo!
Break down si torna a lavoro!

June 19, 2008

GGD#4

Filed under: blog, I miei spazi

GGD

Domani sarò qui perchè parteciperò, finalmente, alla GGD! Seguiranno post e foto dell’evento!

June 16, 2008

Tutta la vita davanti - 4° puntata

Filed under: I miei spazi, Politica

Il mio periodo di precariato inzia con un bel contrattino a scadenza presso un favoloso Call Center della periferia di Torino… Dovevamo vendere delle casse di vino (la qualità non la posso garantire ma il prezzo ragazzi era esorbitante…) Erano previsti dei regali da assegnare ai malcapitati a seconda di quanta resistenza facessero nell’acquistare quelle 12 o 24 bottiglie: un husky (venduto come “un fantastico giaccone da montagna”) oppure un “bellissimo set da somellier” (composto da un cavatappi e basta!)… Insomma… il primo mese con ben 4 ore di lavoro quotidiano 6 giorni su 7 avevo guadagnato quasi il doppio del mio vecchio stipendio… (avevo preso un incentivo per aver raggiunto un tot di vendite). Il resto della mia giornata era dedicata all’università, seguivo qualche lezione, studiavo in aula studio… ero riuscita a conquistarmi il diritto di fare, almeno in parte, la studentessa!
Tra il rinnovo del primo contratto al Call Center e il secondo doveva passare una settimana e, ormai lanciata nel mondo dei pesce cani, mi faccio trascinare da un annuncio appeso nella bacheca dell’università

“Cercasi comunicatori per il WWF”

Il termine comunicatori avrebbe dovuto far pensare ad un autore dell’annuncio poco affidabile, ma una ventunenne che non sa quale corso di laurea sta frequentando e un pò disorientata in un mondo tutto nuovo, amante degli animali da sempre, legge solo WWF e chiama. Il lavoro consisteva nell’andare a Venezia con viaggio, vitto e alloggio pagato per parlare del “WWF alle persone”! Dopo aver dato gli esami nella sessione di recupero di novembre (nella quale ho salvato la borsa di studio) avevo giusto una settimana di tempo e, quindi, con il fare un pò vacanziero e un pò divertito parto alla volta di Mestre!
A destinazione incontro altri studenti universitari alla ricerca dei soldi facili senza alcuna idea di cosa dovessimo fare; provenienza: Milano! Raggiungiamo finalmente il punto di incontro e troviamo la nostra responsabile: una ragazza bolognese più squattrinta e più dispereata di noi! Affittiamo 2 auto per conto dell’azienda e andiamo nell’agriturismo che ci avrebbe ospitato tutta la settimana. La mattina dopo la bolognese, con molta delicatezza, ci butta già dal letto alle 6,00 e alle 7,00 precise eravamo in coda in autostrada per Padova. Alle 9,00 giungiamo finalmente a destinazione: un bel angolo di strada dove montare un banchetto (temperatura vicino allo 0) e convincere i passanti a firmare niente meno che un RID bancario di 80.000 delle vecchie lire di donazione annuale per il WWF!!!
Di quel giorno ricordo solo che una signora impellicciata (??) mi ha firmato il RID (di donazione per il WWF) dicendo “ohhh ma poveri ragazzi… ma chi è che vi stare qui???” Il ritorno in agriturismo è avvenuto verso le 21,00 (il pranzo è stato un panino velocissimo nel bar di fronte) e la previdente bolognese aveva comprato un pacco di pasta da 500 gr in 8 e un barattolino di sugo pronto con i quali abbiamo cucinato un tristissimo piatto di pasta! Tutto sommato però (esclusa la complice dell’inganno “mangia tortellini”) tra di noi avevamo stretto subito una certa amicizia e una certa solidarietà! Abbiamo fatto baldoria, malgrado la stanchezza, per un bel pezzo della serata per poi alzarci alle 6,00 del mattino dopo, assolutamente distrutti.
Scopriamo il terzo giorno che le 150.000 lire giornaliere promesse sarebbero state versate solo al raggiungimento di un certo numero di contratti firmati. A fine settimana avevamo stretto una bella amicizia tra di noi e un odio profondo per chi ci aveva teso la trappola, compresa la bolognese, la quale, sentito puzza di rivolta e ribellione, cercava di mediare i ruoli che ricopriva. Purtroppo alcuni di noi non raggiunsero il numero di contratti richiesti e non vennero pagati, ma ancor peggio i contratti che avevano fatto firmare (quasi con la forza) se li accaparrò la “tortellina”, che aveva diritto ad una percentuale su ogni contratto firmato. Sabato sera, una volta fatti i conti e visto l’ordine di bonifico partito a mio nome, avrei dovuto proseguire alla volta di Milano ma tornai a Torino a gambe levate, riflettendo, nel lungo viaggio di ritorno solitrario, che mai più sarei caduta in queste trappole mostruose!
Una volta tornata a Torino ricomincio a lavorare nel call center ma dopo qualche giorno (e una telefonata ad una pensionata calabrese che mi ha salutata dicendo “Signorina, tu sei tanto gentile ma con questo ordine mi hai fatto spendere tutta la pensione”) proprio sul punto di entrare nell’open space per sedermi alla mia postazione ho fatto un giro di 90° su me stessa e sono entrata nell’ufficio della psicologa che mi aveva fatto il colloquio e le dico che me ne vado… per un mese ero ancora coperta grazie alla liquidazione…
Ricominciai così a guardare la bacheca dell’università, leggere gli annunci sui giornali e a fare il giro delle maledette interinali che alla fine non mi proponevano mai niente ma mi facevano scorrazzare da una parte all’altra della città per farmi i colloqui interni…