Dopo due anni ritorno finalmente a scrivere! Non si fa non si fa… non si lascia abbandonato uno spazio digitale, ma d’altronde si sa, un calzolaio ha sempre le scarpe rotte!
Avevo lasciato la bellezza di 30 bozze di post sugli argomenti più disparati e non ho proprio intenzione di buttare via tutta questa mole di materiale… ecco perchè ho creato la nuova categoria “Com’è andata a finire?” Rileggendo e rivedendo col senno di poi vicende dell’attualità di un paio di anni fa si sviluppa uno spirito maggiormente critico e forse si rende un servizio di pubblica utilità che si avvicina molto a ciò che dovrebbe essere lo spirito dei giornalisti indipendenti (in un mondo ideale in cui il giornalista non deve pensare a portare a casa un pezzo di pane).
Il primo argomento di cui mi occuperò è il digitale terrestre.
Partiamo dalla sentenza della Corte UE sul contenzioso tra EUROPA 7 e il Ministero delle Comunicazioni del Febbraio 2008. Dopo 9 anni di lotte Europa 7 era riuscita a farsi riconoscere il diritto a trasmettere sulle frequenze analogiche occupate illegittimamente da Rete 4.
Nella nota della Corte Ue si legge che “…il sistema italiano non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”.
Aggiungendo che “…l’applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa nazionale a favore delle reti esistenti, ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo è stato consolidato dall’autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi. Tali regimi hanno avuto l’effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su detto mercato”.
N.d.r Qui ci si riferisce alla Legge Gasparri! La Commissione Ue aveva già aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per la cosiddetta legge Gasparri, che durante il periodo transitorio tra analogico e digitale ha operato una discriminazione a favore delle emittenti già esistenti sul mercato”Nel 2006, la stessa commissione ha aperto l’indagine a proposito del problema delle frequenze TV (nel mirino l’acquisizione da parte di Mediaset delle frequenze di Europa Tv, proprietaria del canale sportivo analogico Sportitalia).
Di fronte a tale sentenza l’allora Ministro delle telecomunicazioni, Paolo Gentiloni così si espresse “La Corte di Giustizia europea ha ragione: il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive è contrario al diritto comunitario. A questa consapevolezza si è sempre ispirata l’azione del governo, nelle proposte legislative e negli atti politici e amministrativi”. Proprio riconoscendo la fondatezza di tale diritto, il Ministero delle Comunicazioni aveva segnalato il 15 novembre 2006 alla Presidenza del Consiglio la necessità di modificare la posizione sostenuta in giudizio dall’Avvocatura dello Stato. E al riconoscimento di tale diritto si ispira il mio Disegno di Legge che assegna a chi è titolare di concessione la priorità per le frequenze liberate dal trasferimento di due reti in digitale (Rai 2 e Rete 4).”
Purtroppo il governo Prodi cadde di lì a poco e il disegno di legge fu accantonato.
A gennaio 2007 l’Italia ha ricevuto effettivamente una sanzione ma per gli incentivi all’acquisto sui decoder per il digitale terrestre, perché violavano il principio della neutralità tecnologica tra sistemi di trasmissione. Due anni prima, infatti, la Commissione europea ha avviato uno studio propedeutico all’emanazione di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia con l’accusa di aiuti di Stato. Tale accusa è stata mossa per il finanziamento statale di 220 milioni di euro per l’acquisto dei ricevitori per il digitale terrestre. Sono anche sorte delle polemiche perché un’azienda amministrata da Paolo Berlusconi la Solari.com srl, fratello dell’allora premier, è stato uno dei distributori di decoder (con una quota minima del 2% del mercato).
Per quanto riguarda invece la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per la Legge Gasparri, nel luglio 2007 venivano accordati all’Italia due mesi di tempo per correggere i rilievi di problematicità evidenziati dalla Commissione nei confronti di tale legge nella parte relativa al digitale terrestre.
viaTale procedura d’infrazione è stata successivamente sospesa in attesa dell’adozione da parte del Governo Italiano di misure atte a garantire il rispetto del diritto comunitario. Senza la messa a norma conformemente alle decisioni dell’Unione Europea, l’Italia sarebbe stata passibile di una sanzione pecuniaria, inizialmente quantificata dal giornalista Marco Travaglio in 300-400 mila euro al giorno. Tale multa non dovrà pertanto essere pagata se da parte italiana l’azione di recepimento normativo delle richieste promosse in ambito comunitario proseguirà nelle tempistiche garantite dal Governo Italiano alla Commissione europea. In attesa del completamento di questo processo le commissarie competenti, ovverosia Viviane Reding e Neelie Kroes, hanno deciso di non adottare ulteriori passi formali contro l’Italia
Diciamo che abbiamo salvato capre e cavoli: non ci siamo beccati la sanzione, e siamo passati ad un sistema, almeno sulla carta, maggiormente plurale e accessibile ad un maggior numero di editori, senza passare formalmente da una Riforma della normativa.
Alla luce di com’è andata a finire, invece, non abbiamo ottenuto nessuno dei benefici previsti!
Malgrado ciò che dichiarava Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, il canale non ha avuto grossa diffusione neanche col passaggio al digitale terrestre (il Piemonte è stata una delle prime regioni a passare allo Switch off definitivo e qui non è stata ancora accesa) Dal loro sito risultano coperte per intero le seguenti regioni: Friuli, veneto, Trentino, Lombardia, Marche, Umbria; mentre risultano coperte solo in parte la Toscana, il Lazio, la Campania, l’Abruzzo e la Puglia.
Questi dati non solo evidenziano l’inutilità della tardiva sentenza della Corte UE ma fanno riflettere sulla totale inaccessibilità a nuovi editori del digitale terrestre. Attualmente i grandi monopolisti sono rimasti 3 (Rai, Mediaset e Sky, quest’ultima entrata in corner sul DT free con Real Time e Cielo) con la sola aggiunta di Telecom Italia Media che con La7 e K2 si è aggiudicata una fettina del mercato.
A questo proposito un bell’articolo de Il Fatto Quotidiano…
Quali sono le difficoltà per attivare un canale su Dtt?
1) E’ necessario versare una “caparra” di oltre 6 milioni di euro.
2) Per avere un business model sostenibile è necessario avere un buon numero di canale (entro i primi 100). Questo è ancora possibile ma le peripezie per l’assegnazione del numero di canale (Lcn) sembrano essere non poche.
3) E’ necessario affittare la capacità di trasporto, la banda Dtt per trasmettere il canale. Su base nazionale – con un buon carrier – costituisce un costo a tendere tra i 3 e i 4,5 milioni di euro l’anno.
4) E’ quindi fondamentale avere una solida raccolta pubblicitaria – con una buona concessionaria – e con brand che vogliano investire sul canale.Quindi per entrare nel magico mondo del Dtt esistono una serie di barriere d’ingresso non indifferenti – non solo per Current Tv ma per chiunque. La cosiddetta “democratizzazione dell’accesso al sistema televisivo” sbandierata con l’avvento del Dtt è in realtà bloccata da un sistema di regole e, soprattutto, di costi che rendono possibile l’ingresso in questo settore solo a pochi, pochissimi (per il momento quasi solo gli stessi di sempre).
Le varie congetture e i vari auspici ai cambiamenti che sarebbero arrivati con l’avvento del DT sono caduti bellamente nel dimenticatoio! Esattamente come la proposta di Sarkozy di modificare il modello di business che ormai dura da settant’anni e sembra essere l’unico anche per il Web: la pubblicità!
Un vero cambiamento sembrava poterlo apportare la tv sul web (nelle sue varie declinazioni: web tv, ip tv, …), ma anche in questo caso le cose stanno andando molto a rilento e fino a quando non ci sarà una vera killer application che integra il pc e la tv continueremo ad avere due schermi accesi, driblando il trash di Mediaset e l’informazione parziale, sbilanciata e soggettiva della RAI.
