January 23, 2009

Una segnalazione veloce

Filed under: web2.0, Enterprise2.0



Vi embeddo il widget di un evento sull’Enterprise 2.0 che promette essere davvero interessante. Ho riletto da poco la tesi dalla quale nasce anche questo blog e ho appuntato una frase (liberamente ispirata alle parole di Granieri) che non mi ricordavo di aver scritto.

Se la democrazia nacque con la scrittura e se la stampa ha generato una democrazia 2.0 (in cui aumentò l’importanza delle
istituzioni a scapito del contatto personale), nella società digitale
si origina una democrazia 3.0 che modifica la rappresentazione
stessa. Ciascuno diventa partecipe in prima persona, le voci, che
rappresentano qualcosa o qualcuno, si moltiplicano giorno dopo
giorno e la tecnologia è l’unica soluzione ad oggi che ci
permette di gestire la complessità delle voci. La partecipazione,
come si dimostra con il Web 2.0, avviene in base all’interesse
individuale e viene stimolata dalle applicazioni, grazie alle quali
si tracciano mappe d’interesse. Infatti, nella rete si ottiene
partecipazione progettando sistemi equi (non egualitari perché
non sarebbe la condizione naturale) e trasparenti, che
permettono di sviluppare e approfondire il proprio interesse.
Se si osservano i processi sociali della rete, nello spazio e nel
tempo, emerge che la Rete e il Web sono cresciuti molto, e che
continueranno a crescere, anche d’importanza, pervadendo la
sfera personale: la partecipazione è la soluzione migliore oggi
per dominare la complessità sociale generata dai nuovi media.
E la democrazia diventa così la lotta della tecnologia per
dominare la complessità.

Allora non avevo considerato neanche lontanamente l’influenza dei 4 pilastri fatto dalle 2 C e dalle 2 P(Collaborazione Condivisione Partecipazione Personalizzazione) nell’ambiente di lavoro. In effetti la tesi potrebbe esserne rafforzata proprio grazie all’introduzione nella cultura generale di questi pilastri passando attraverso il sistema work.
Come favorire la collaborazione in ambiente concorrenziale? Come stimolare la partecipazione in persone che si sentono già sature di attività da portare a termine? Come permettere la personalizzazione sbaragliando nelle persone il timore di osare?
Mi aspetto che prima o poi sapremo trovare delle risposte anche a queste domande! In fondo è solo questione di cultura e di abitudini…

January 10, 2009

L’anno appena finito

Filed under: e-democracy, Politica

Riguardando e ricordando il 2008 attraverso questi brevi scritti di alcuni giornalisti della Stampa ho la sensazione di un futuro traballante, oscuro, che fa paura ma soprattutto negativo.
Tutti chiudono il breve racconto con frasi tipo “il crimine non scatena rabbia, ma una impotente depressione.” oppure “Anche oggi, il solo interesse per la politica italiana è per me quello del bastonato della barzelletta,”, prive di speranza e con una drammatica rassegnazione intrinseca. Neppure le elezioni di Obama sembra abbiano ridato un pò di speranza…
E io mi chiedo… ma perchè continuamo a rimpiangere il passato a piangere i morti e a mistificare le persone semplici che hanno vissuto negli anni 70 invece di darci da fare per creare anche nei nostri tempi gli eroi di cui abbiamo bisogno?
Che cosa avremo da raccontare noi de primi decenni di questo nuovo secolo?
Che rimpiangevamo la morte di De Andrè? [per inciso, credo che nessuno abbia avuto più iniziative per l’anniversario della sua morte… saranno mica i “poveri” familiari a corto di denaro????]
Che malgrado nessuno lo volesse e tutti se ne vergognassero continuavamo ad avere un parlamento fatto da nani e ballerine???
Ecco io credo che questa crisi (se mai arriverà davvero) debba essere violenta, impetuosa, implacabile, debba toglierci tutto ciò che abbiamo, per far implondere questo sistema malato! Non dobbiamo avere paura di cambiare, non dobbiamo avere paura di perdere tutto, dobbiamo avere il coraggio di rendere migliore questa muffa di stato!
Edgard Morin ha riflettuto con la vena filosofica, servirebbe qualcuno che lo faccia con uno spirito più orientato alle azioni!

La cultura materialista avrà un declino inesorabile. Ci vorranno ancora anni, forse decenni. Ma prima o poi sarà sostituita dalla cultura dell’immateriale. “ E’ l’unico modo che ci rimane di consentire a tutti di vivere su questa Terra. Stiamo combattendo la battaglia più difficile: quella della sopravvivenza dell’umanità”.
“ Impossibile prevedere il nuovo guardando al passato. Un osservatore che fosse capitato sulla Terra quindicimila anni fa non avrebbe potuto immaginare la nostra civiltà industriale. E’ già successo che ciò che era ritenuto improbabile sia diventato realtà. Succederà ancora”.