August 20, 2008

Televisione, tecnologia e forma culturale

Filed under: Libri

Image of Televisione, tecnologia e forma culturale Ho appena finito di leggere anacronisticamente un testo del ‘74 che analizza l’impatto culturale di quella che oggi è diventata una scatola perfida e monopolizzata.
Se cercate informazioni in rete su Williams Raymond, sulle sue polemiche con McLuhan, sui suoi Cultural studies, troverete sicuramente contenuti maggiori e migliori di quelli che posso produrre io qui!
Il mio contributo vuole andare a parare su un aspetto di cui non ho trovato nulla in giro, forse perchè non è proprio comune rileggere vecchi libri con gli occhi di oggi. Il primo capitolo di questo libro si intitola “Tecnologia e società” e se si sostituisce alla parola televisione la parola internet tutto il capitolo funziona! E anzi può risultare un testo scritto quest’anno da un brillante sociologo sconosciuto!
Il fatto è che ai suoi albori quella scatola parlante aveva innescato speranze di rivoluzione, di potere al popolo, esercitazione del potere democratico grazie alla diffusione delle informazioni. Sappiamo tutti che fine abbiano poi fatto queste speranze e mi preoccupa molto che fine possano fare quelle che nutriamo noi oggi nei confronti della rete.
Le differenze sostanziali tra l’uno e l’altro sono determinanti in questo senso:
- non esiste più il tradizionale rapporto emittente-ricevente
- non esiste più un palinsesto
- i contenuti sono permanenti
- ciascuno diventa un media interattivo (e non è più un semplice spettatore passivo)
Ma siamo solo agli albori! Nel momento in cui aziende e istituzioni si renderanno conto del potere della comunicazione on line quale sarà il nostro posto? Per ora ci si lamenta delle classifiche e del fatto che stiamo perdendo l’aspetto strettamente personale dell’uso di questo mezzo.
L’aspetto più allarmante è che molti si preoccupano della loro visibilità e venderebbero l’anima (virtuale) al diavolo (uno qualsiasi degli striumenti di metering) per scalare le classifiche ma non si fermano a riflettere sul reale potere di poter liberamente mettere in guardia i propri lettori (anche se pochi) da quell’azienda o da quella offerta commerciale, piuttosto che far circolare informazioni politiche nascoste ai più.
Stiamo dimenticando che nel terzo millenio (almeno per l’occidente) la materia prima più importante non è il petrolio nè l’acqua ma è l’infomazione. E non possiamo più basarci sul solo passarola delle persone che incontriamo fisicamente ogni giorno.

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