July 30, 2008

Tutta la vita davanti - 6° puntata

Filed under: I miei spazi

Al ritorno a Torino mi attendeva una notizia fantastica: avevo vinto l’Erasmus per Las Palmas (GC)!
La mia storia con lo studio fuori Italia inziava in 3° liceo quando venne pubblicizzato in tutti i corridoi dell’edificio la possibilità di iscriversi al bando per il 4° anno all’estero! Mi butto a capofitto nell’iter di richiesta e ottenimento di informazione - un percorso sempre tortuoso e complicato! Quando finalmente arrivo all’ufficio giusto mi viene richiesta la consegna del 730 o 740 dei genitori superiore a 30.000.000 di lire: considerando che il 740 di famiglia era negativo mi fu risposto con una frase del tipo “…ma allora dove vuoi andare ragazzì…”
Alla faccia del diritto allo studio, la mia voglia di fare un’esperienza all’estero rimane una brutta ferita sempre viva fino all’Università quando ho conosciuto il progetto Erasmus. Mi iscrivo il primo anno utile ma con una media bassa vinco solo un posto da riserva per Badajoz: mi chiamarono qualche tempo dopo dicendomi che in 3 giorni avrei dovuto accettare la meta dato il rifiuto del ragazzo vincitore. Decisi, dopo aver raccolto informazioni in rete, di rifiutare. Mi sembrava una cittadina troppo piccola e con poche opportunità: io dovevo considerare che i pochi soldi che avevo da parte non mi sarebbero potuti bastare per tutto l’anno. Avevo bisogno di una città dove avrei potuto trovare facilmente un lavoro. L’anno dopo vinco il primo posto per il capoluogo di una delle due province canarie e decido di accettare!
Avevo un anno per finire la triennale (l’anno di erasmus doveva essere il primo anno di specialistica) e per raccimolare più soldi possibile per l’anno successivo.
Avevo deciso di non riprendere a lavorare fino a gennaio 2004 in modo da poter cominciare a lavorare sulla tesi e da studiare per gli esami. Come il cacio sui maccheroni arriva una proposta di stage non retribuito di 3 mesi in una agenzia pubblicitaria con orario part-time. Perfetto… finalmente un esperienza professionalizzante e in un momento in cui non ero a corto di fondi!
L’esperienza fu pessima: il copywriter al quale fui affiancata non conosceva minimamente le teorie comunicative (”E chi sarebbe questo MacLuann”), la comunicazione d’impresa e istituzionale, Castells e l’informazionalismo, Raymond e la teoria del flusso. Era un laureato in fiflosofia negli anni ‘80 che era pagato per scrivere testi: non faceva alcuna differenza se fossero sul web o su una brochure. Pretendeva da me la scrittura di testi per il cartellone di un sacco a pelo piuttosto che la presentazione di un evento su un blog con stili prettamente giornalistici.
Mi lamentai di tutto ciò con il mio tutor aziendale (Dario - eccezionale creativo dell’ agenzia) dopo un paio di settimane, il quale inziò a considerarmi di più, coinvolgendomi nelle traduzioni delle serie televisive con Sandro Fedele, nelle riunioni con Fiat per il lancio della Musa… ma quando tornavo a lavorare fianco a fianco con il copy la sua ostilità era sempre più alta! Arrivò a dirmi “Tu devi chiedere il permesso a me per andare a fare le riunioni con Dario…” dopo aver risposto che l’art director aveva maggior rilievo di lui e che se non gli stava bene doveva parlarne direttamente con Dario, la sua strategia si trasformò in un vero e proprio piano di attacco.
Attese un mio ritardo per esigere dal direttore creativo che mi richiamasse perchè nel foglio delle presenze avevo scritto nella casella dell’orario d’arrivo le 9.00 invece delle 9.15. Un modulo che tra l’altro era pura formalità visto che non ero pagata!!!
Dopo quella vicenda il mio progetto formativo venne deviato sul fronte totalmente creativo. Il mio ultimo giorno di stage il copy andò a mangiare prima di tutti e non mi salutò!
In quel periodo mi chiedevo spesso se fosse normale incontrare così tanti adulti infantili, dai quali non avevo nulla da imparare, se ci fosse qualcosa in me che non andasse: perchè in qualche modo mi consideravo più grande di uomini e donne adulti per eccellenza? Peccavo di superbia, sbagliavo io… eppure mi sembrava di aver fatto la cosa giusta: dopo aver cambiato progetto formativo ho avuto l’opportunità di imparare davvero qualcosa di furbo. Ho potuto vedere il ciclo completo di creazione e di organizzazione di un evento Bacardi, ho potuto partecipare attivamente alla creazione di una campagna per i DS, ero diventata ormai una veterana dei brainstorming di 6 ore… Mi sentivo comunque in colpa non capivo come ci si dovesse comportare nel mondo del terziario (al quale mi approcciavo effettivamente per la prima volta): era tutto così diverso dai lavori che avevo svolto prima, ma anche tutto molto simile. Ero confusa e tanto sconsolata: possibile che gli anni di esperienza che avevo alle spalle nel mondo degli uffici non mi servisse a nulla? Perchè mi sentivo così fuori luogo?
Dopo il capodanno a Roma ho lasciato da parte tutti i pensieri e ho dato gli esami di quella sessione (la penultima della triennale): nel frattempo inzio a ragionare su un progetto di tesi con un professore barone che aveva diverse opportunità interessanti da propormi.
Dovevo però pensare a rifocillare i fondi economici anche in vista della partenza e proprio mentre ricominciavo a cercare lavoro mi arriva una splendida telefonata: sarei diventata zia! Mia sorella, dopo essermene andata dal bar il primo anno di università, era diventata fredda e disinteressata con me, la lieta notizia però l’aveva resa più morbida. Mi chiamava più spesso ed era meno fredda: piano piano si era fatta andare giù le mie scelte anche se poi ci vollero anni prima che le comprendesse!
Mio padre, una persona molto liberale e con una gran fiducia nelle sue figlie, non aveva mai influenzato le mie scelte e aveva al massimo tentato di darmi dei consigli che spesso e volentieri decidevo di non seguire perchè troppo prudenti: quella volta però fu la prima delle uniche due volte che ci riuscì (fino ad ora).
Riuscì a convincermi ad offrirmi di tornare a lavorare con mia sorella e mio cognato perchè “… non si può abbandonare la famiglia nel momento del bisogno…” [mia sorella lavorò comunque fino all’ultimo giorno prima di partorire, senza mai staccarsi un attimo dal lavoro, non si fidava di niente e di nessuno…]
E così per quell’anno la mia vita proseguì con quel lavoro che di certo non amavo, che conoscevo a memoria, e che non mi dava stimoli, con gli ultimi esami, la tesi (per la quale ho dovuto fare anche uno stage a quaranta chilometri da casa) e tanta tanta tanta voglia di partire… tanta era la voglia che era diventata ormai una necessità: mi ero convinta che non mi sarei mai potuta dedicare davvero alla mia vita qui a casa… Dovevo andarmene lontano da tutto e da tutti per costruirmi la mia vita!

2 Comments »

The URI to TrackBack this entry is: http://edemocracy.blogsome.com/2008/07/30/p135/trackback/

  1. bello bello… temo fortemente il momento in cui arriverai a raccontare della tua esperienza nella PA con un simpatico cazzone come tutor aziendale…

    Comment by pietroizzo — July 31, 2008 @ 9:34 am

  2. Bellissimo! Ancora! Scrivi ancora! Come è andata a finire? La sorella ti ha accettata? E il prof Barone?

    Comment by lorenzo — July 31, 2008 @ 4:02 pm

RSS feed for comments on this post.

Leave a comment

Line and paragraph breaks automatic, e-mail address never displayed, HTML allowed: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>



Anti-spam measure: please retype the above text into the box provided.