Al ritorno a Torino mi attendeva una notizia fantastica: avevo vinto l’Erasmus per Las Palmas (GC)!
La mia storia con lo studio fuori Italia inziava in 3° liceo quando venne pubblicizzato in tutti i corridoi dell’edificio la possibilità di iscriversi al bando per il 4° anno all’estero! Mi butto a capofitto nell’iter di richiesta e ottenimento di informazione - un percorso sempre tortuoso e complicato! Quando finalmente arrivo all’ufficio giusto mi viene richiesta la consegna del 730 o 740 dei genitori superiore a 30.000.000 di lire: considerando che il 740 di famiglia era negativo mi fu risposto con una frase del tipo “…ma allora dove vuoi andare ragazzì…”
Alla faccia del diritto allo studio, la mia voglia di fare un’esperienza all’estero rimane una brutta ferita sempre viva fino all’Università quando ho conosciuto il progetto Erasmus. Mi iscrivo il primo anno utile ma con una media bassa vinco solo un posto da riserva per Badajoz: mi chiamarono qualche tempo dopo dicendomi che in 3 giorni avrei dovuto accettare la meta dato il rifiuto del ragazzo vincitore. Decisi, dopo aver raccolto informazioni in rete, di rifiutare. Mi sembrava una cittadina troppo piccola e con poche opportunità: io dovevo considerare che i pochi soldi che avevo da parte non mi sarebbero potuti bastare per tutto l’anno. Avevo bisogno di una città dove avrei potuto trovare facilmente un lavoro. L’anno dopo vinco il primo posto per il capoluogo di una delle due province canarie e decido di accettare!
Avevo un anno per finire la triennale (l’anno di erasmus doveva essere il primo anno di specialistica) e per raccimolare più soldi possibile per l’anno successivo.
Avevo deciso di non riprendere a lavorare fino a gennaio 2004 in modo da poter cominciare a lavorare sulla tesi e da studiare per gli esami. Come il cacio sui maccheroni arriva una proposta di stage non retribuito di 3 mesi in una agenzia pubblicitaria con orario part-time. Perfetto… finalmente un esperienza professionalizzante e in un momento in cui non ero a corto di fondi!
L’esperienza fu pessima: il copywriter al quale fui affiancata non conosceva minimamente le teorie comunicative (”E chi sarebbe questo MacLuann”), la comunicazione d’impresa e istituzionale, Castells e l’informazionalismo, Raymond e la teoria del flusso. Era un laureato in fiflosofia negli anni ‘80 che era pagato per scrivere testi: non faceva alcuna differenza se fossero sul web o su una brochure. Pretendeva da me la scrittura di testi per il cartellone di un sacco a pelo piuttosto che la presentazione di un evento su un blog con stili prettamente giornalistici.
Mi lamentai di tutto ciò con il mio tutor aziendale (Dario - eccezionale creativo dell’ agenzia) dopo un paio di settimane, il quale inziò a considerarmi di più, coinvolgendomi nelle traduzioni delle serie televisive con Sandro Fedele, nelle riunioni con Fiat per il lancio della Musa… ma quando tornavo a lavorare fianco a fianco con il copy la sua ostilità era sempre più alta! Arrivò a dirmi “Tu devi chiedere il permesso a me per andare a fare le riunioni con Dario…” dopo aver risposto che l’art director aveva maggior rilievo di lui e che se non gli stava bene doveva parlarne direttamente con Dario, la sua strategia si trasformò in un vero e proprio piano di attacco.
Attese un mio ritardo per esigere dal direttore creativo che mi richiamasse perchè nel foglio delle presenze avevo scritto nella casella dell’orario d’arrivo le 9.00 invece delle 9.15. Un modulo che tra l’altro era pura formalità visto che non ero pagata!!!
Dopo quella vicenda il mio progetto formativo venne deviato sul fronte totalmente creativo. Il mio ultimo giorno di stage il copy andò a mangiare prima di tutti e non mi salutò!
In quel periodo mi chiedevo spesso se fosse normale incontrare così tanti adulti infantili, dai quali non avevo nulla da imparare, se ci fosse qualcosa in me che non andasse: perchè in qualche modo mi consideravo più grande di uomini e donne adulti per eccellenza? Peccavo di superbia, sbagliavo io… eppure mi sembrava di aver fatto la cosa giusta: dopo aver cambiato progetto formativo ho avuto l’opportunità di imparare davvero qualcosa di furbo. Ho potuto vedere il ciclo completo di creazione e di organizzazione di un evento Bacardi, ho potuto partecipare attivamente alla creazione di una campagna per i DS, ero diventata ormai una veterana dei brainstorming di 6 ore… Mi sentivo comunque in colpa non capivo come ci si dovesse comportare nel mondo del terziario (al quale mi approcciavo effettivamente per la prima volta): era tutto così diverso dai lavori che avevo svolto prima, ma anche tutto molto simile. Ero confusa e tanto sconsolata: possibile che gli anni di esperienza che avevo alle spalle nel mondo degli uffici non mi servisse a nulla? Perchè mi sentivo così fuori luogo?
Dopo il capodanno a Roma ho lasciato da parte tutti i pensieri e ho dato gli esami di quella sessione (la penultima della triennale): nel frattempo inzio a ragionare su un progetto di tesi con un professore barone che aveva diverse opportunità interessanti da propormi.
Dovevo però pensare a rifocillare i fondi economici anche in vista della partenza e proprio mentre ricominciavo a cercare lavoro mi arriva una splendida telefonata: sarei diventata zia! Mia sorella, dopo essermene andata dal bar il primo anno di università, era diventata fredda e disinteressata con me, la lieta notizia però l’aveva resa più morbida. Mi chiamava più spesso ed era meno fredda: piano piano si era fatta andare giù le mie scelte anche se poi ci vollero anni prima che le comprendesse!
Mio padre, una persona molto liberale e con una gran fiducia nelle sue figlie, non aveva mai influenzato le mie scelte e aveva al massimo tentato di darmi dei consigli che spesso e volentieri decidevo di non seguire perchè troppo prudenti: quella volta però fu la prima delle uniche due volte che ci riuscì (fino ad ora).
Riuscì a convincermi ad offrirmi di tornare a lavorare con mia sorella e mio cognato perchè “… non si può abbandonare la famiglia nel momento del bisogno…” [mia sorella lavorò comunque fino all’ultimo giorno prima di partorire, senza mai staccarsi un attimo dal lavoro, non si fidava di niente e di nessuno…]
E così per quell’anno la mia vita proseguì con quel lavoro che di certo non amavo, che conoscevo a memoria, e che non mi dava stimoli, con gli ultimi esami, la tesi (per la quale ho dovuto fare anche uno stage a quaranta chilometri da casa) e tanta tanta tanta voglia di partire… tanta era la voglia che era diventata ormai una necessità: mi ero convinta che non mi sarei mai potuta dedicare davvero alla mia vita qui a casa… Dovevo andarmene lontano da tutto e da tutti per costruirmi la mia vita!
Tutta la vita davanti - 6° puntata
Tutta la vita davanti - 5° puntata
Natale e Capodanno del 2002 erano arrivati in un attimo e io da fine novembre non avevo ancora trovato niente… se non altro avevo seguito per intero i corsi previsti ed ero concentratissima per gli esami della sessione di gennaio/febbraio. Una capatina a Firenze e poi sotto con la sessione, purtroppo per me molto poco produttiva: due esami su tre erano andati molto male e non mi spiegavo neanche il perchè! Sono arrivata a pensare che forse ero troppo abituata ad avere giornate frenetiche e tutta questa tranquillità mi spegneva il cervello. In realtà ero troppo preoccupata per il lavoro che non trovavo o meglio ero preoccupata per i lavori assurdi ai quali a breve mi sarei dovuta adattare… Non potevo neanche richiedere il sussidio di disoccupazione: non avevo mai lavorato regolarmente…
Tra tutti i lavori proposti in quel periodo il più assurdo l’ho trovato su Secondamano e recitava più o meno
Cercasi studente di scienze della comunicazione per assisteza studio architettura con orari flessibili 334…
Chiamo immediatamente e mi viene fissato un appuntamento qui, uno dei punti più panoramici della città con vista sulla curva a gomito che compie il letto del Po’ quando incontra la Dora… Il numero civico era un villone immenso, suono e mi viene aperto il cancello per l’automobile. Alla porta trovo una coppia di architetti gay: nessuna delle due caratteristiche mi era stata dichiarata esplicitamente ma almeno una delle due era alquanto evidente!
Mi fanno accomodare sul terrazzo di questa villa stratosferica di fronte al panorama mozzafiato sopra descritto! Ogni tanto mi distraevo a guardare il fiume da quella prospettiva e non li ascoltavo, anche perchè dopo le prime 5 frasi avevo già sentito puzza di sfruttamento ed imbroglio. La loro proposta consisteva nel seguire i lavori di ristrutturazione di una casa a Torino e un’altra in Liguria con un rimborso spese non ben identificato, benchè sollecitato da una mia specifica richiesta. Tanto per chiudere il quadretto mi fanno fare un giro della villa indicandomi i punti in cui i lavori di ristrutturazione “avevano sporcato l’ambiente” ovvero si dava per scontato che i muraturi dopo aver spaccato un pilastro per modificare il corso dei tubi in esso contenuti, avessero dovuto ripulire dalla polvere. Alla mia legittima osservazione “Ma l’annuncio indicava la ricerca di uno studente di scienze della comunicazione…” la risposta è stata tanto disarmante quanto determinante la mia immediata dispedita “Beh… ma non vi insegnano a comunicare? Puoi praticare molta comunicazione…”
Intanto si raggiunge febbraio e io ero ormai sul lastrico: proprio sul punto in cui inziavo a disperarmi ecco che mi viene proposto (addirittura) un contratto a tempo determinato di 4 mesi al BINGO (???!!!???) Lo stipendio era davvero ottimo e avrei inziato proprio durante la pausa universitaria tra i due semestri.
Il mio ruolo era speaker e venditrice di cartelle… unico ruolo generico in una sala bingo. I direttori di questo bingo erano una coppia di furbastri: lui romano “de Roma” e lei, Carmen, spagnola delle Baleari. Il bingo, si sa, è stato inventato in Spagna e Carmen ha pensato bene di importare il metodo usato lì, un metodo che rendeva quella sala da gioco la seconda più redditizia del Piemonte. Redditizia perchè eravamo cronometrati nella vendita delle cartelle e ogni volta era una sfida a battere il record (tanto eravamo noi a correre come matti) dai 4 ai 6 minuti netti per vendere dalle 300 alle 400 cartelle in 5 o al massimo 6 “schiavi corridori”; tutto ciò perchè le sale bingo non possono rimanere aperte più di 10 ore al giorno (in caso contrario avrebbero sicuramente organizzato 3 turni in modo da coprire la produzione… di soldi contanti!) e quindi bisogna rendere il più produttive possibili quelle 10 misere ore.
Questo fantastico sistema, che rendeva tanto felice il titolare del bingo (un imprenditore che non aveva di meglio in cui investire e aveva trovato la coppia giusta da eleggere direttori: un “morto de fame” e una donna “con le palle”) prevedeva l’uso del manghito, un borsello da tenere al braccio in cui ogni giorno venivano consegnati a ciascuno di noi 80 € come fondo cassa. Ovviamente, nel caso di perdita del fondo cassa non si era tutelati in alcun modo.
La mia prima settimana ho perso ben 30€… fortunatamente le mance lasciate dai vincitori dei bingo erano decisamente laute e con qualche settimana di mance avrei recuperato la perdita… Peccato che la perdita non era dovuta ad un errore nel dare resti, nè ad una svista mistica ma ad una collega incaricata di fornire di cartelle i venditori sprovvisti che mi ha fatto pagare le cartelle di cui avevo bisogno 30 € in più… miseramente se li mise in tasca e nel compiere quell’atto maldestro fu vista dai manager.
Naturalmente non mi raccontarono nulla fino a quando non riuscirono a sorprenderla in flagrante e consegnarle la lettera di richiamo (inducendola a trovarsi un altro lavoro).
La vicenda, ricordo, mi aveva improvvisamente aperto un altro mondo nell’ingenuità dei miei 21 anni!
Quel periodo, in ogni caso, lo ricordo come il più faticoso e il più intenso. In quel bingo avevo visto di tutto: colleghi iene, ma anche amicizie molto importanti (cadute nel dimenticatoio purtroppo dopo qualche mese), mamme che costringevano i loro bambini nella sala fino all’una di notte, malati di gioco che perdevano interi stipendi in una sola giornata, padri di famiglia che andavano nell’ufficio del direttore e chiedere in prestito dei soldi per giocare ancora, tamarri di zona e spacciatori che rigavano le auto dei dirigenti (o le rubavano direttamente). Ma la vita doveva rimanere aggrappata a quel pacato mondo universitario…
Da marzo a giungo di quell’anno dovevo seguire 3 corsi a frequenza obbligatoria: giovedì, venerdì e sabato mattina. Ho seguito le prime lezioni dormendo: il bingo chiudeva verso le 5.00 - 6.00 a.m.! Poi, avendo un contratto, seppur a tempo determinato, scoprì di avere l’opportunità di chiedere lo spostamento dell’orario per motivi di studio: e così tutte le sere, tranne la domenica e il lunedì, uscivo alle 22.00!! E la mia busta paga (essendo a contratto a tempo determinato , quindi soggetta a meno trattenute) rimaneva invariata (e più alta di un lavorante a tempo indeterminato): alcune colleghe (donne tipiche dei quartieri popolari di bassa cultura) non mi vedevano proprio di buon occhio. Tentativi di sottrazione di parte del manghito (avevo imparato a memoria tutti i multipli di 1,5€ - il costo della cartella- fino a 1,5 *30), ostilità nel momento del bisogno, assenza assoluta di collaborazione. E, soprattutto, attesa molto attenta di una mia mossa falsa: che non tardò ad arrivare.
Il giorno di pasquetta proprio non sono riuscita a rinunciare alla mega grigliata tra amici e ho telefonato alle 15.00 dicendo che sarei arrivata qualche ora in ritado per un guasto alla macchina. Alle 19.00 sono entrata a lavoro e il direttore mi passò vicino dicendo solo “Riunione alla chiusura!” Alle 4.00 di quel mattino, quando finalmente furono invitati ad uscire tutti i malati di tombola, mi beccai una paternale storica davanti a tutti i colleghi in cui mi si diceva di non aver avuto rispetto negli altri e di essere stata totalmente disonesta. Quindi il direttore passò a dire le stesse cose alla collega spia (una quarantenne ragazza madre con un cervello da 15enne) consigliandole di crescere e farsi la sua vita, senza pensare a quella degli altri. L’odio di quella donna per me da quel momento fu abissale.
Ma prima che potesse fare altri danni (a me e a lei) fortunatamente era arrivato il giorno della scadenza del mio contratto che avevo deciso di non rinnovare (gli stipendi che avevo percepito mi sarebbero bastati da li a fine anno e la liquidazione prevedeva un ulteriore stipendio): mi buttai a capofitto nella sessione d’esami che fu particolarmente soddisfacente! Ben 5 esami dei quali 3 col massimo dei voti e la certezza di aver portato a salvo ancora una volta la borsa di studio! Quelle vacanze furono stupende: quasi un mese intero in giro per la Sardegna: dal golfo della Marinella (Olbia) alle isole della Maddalena e di Caprera, da Sassari a Cagliari, da cala Cipolla a Domus Demaria, dall’isola di sant’Antioco a Villasimius, da Solanas a Orgosolo!
Una risposta (tiepida) al digital divide
Digitaria, un’azienda specializzata nella fornitura di FDSL “Fast Digital Satellite Line” - “Linea Digitale Veloce Via Satellite”
DIGITARIA fornisce i servizi di accesso ad Internet via satellite utilizzando le infrastrutture tecnologiche di ASTRA che eroga i servizi mediate la sua piattaforma Astra2Connect. Il NOC di Astra2Connect collega gli utenti finali alla rete Internet utilizzando canali di trasmissione e ricezione via satellite. Astra2Connect permette l’accesso ad Internet non richiedendo alcun allacciamento telefonico né altra tipologia di connessione via cavo.
Il servizio Astra2Connect è composto dei seguenti elementi:
- fornitura e gestione della piattaforma di accesso ad Internet via satellite Astra2Connect;
- fornitura e gestione dei servizi di trasmissione e ricezione satellitare;
- fornitura della capacità spaziale sui satelliti ASTRA in posizione orbitale 23.5 ° Est;
- fornitura e gestione del backbone per l’accesso ad Internet.
L’apparato utente consente la connessione del pc dell’utente finale alla piattaforma Astra2Connect ed è composto da:
- un’antenna satellitare ;
- un rice/trasmettitore satellitare;
- un modem satellitare dotato di porta 10/100BaseT per l’interconnessione del pc dell’utente finale;
Le offerte commerciali non sono elevatissime ma ciò che più conta è che qualcosa davvero si muove in quello che rappresenta un grande divario nella nostra società!
Giapeto - Il motore dei motori
La mia versione personalizzata di un motore di ricerca che unisce gli algoritmi dei maggiori motori di ricerca utilizzati attualmente. La personalizzazione si riferisce solo alla forma, alla grafica della pagina e i risultati sono eccezionali: provate a fare un pò di ego search
MySpace… non è un mio spazio!
Non avevo ancora creato il mio account su Myspace… questa domenica quasi uggiosa (di maggio…) mi sembrava l’occasione migliore!
Volevo innanzitutto aggiungere tra i miei amici http://www.myspace.com/jekyllxhyde per diffondere il video che il mio caro amico Roby è riuscito, dopo mille peripezie, a girare. I temi trattati sono l’informazione e il web 2.0 (i miei sproliloqui a riguardo hanno avuto i loro frutti) e, come si può immaginare,il video ha scatenato tutto il mio entusiasmo.
Apro quindi il mio account e nella procedura di creazione mi viene chiesto quale nome voglio visualizzare nella mia url e dopo averlo digitato (http://www.myspace.com/edemocracy20) mi viene restituito un errore del tipo “ID amico non valido” (che ricomparirà ciclicamente per un’oretta all’accesso alla mia pagina).
Nella procedura di invito dei propri contatti di Hotmail da firefox non si può leggere l’intera schermata e il bottone di avvio rimane nascosto nella parte inaccessibile. In ogni caso anche utilizzando IE 7 si può procedere due passi più avanti nella procedura ma poi ci si imbatte in un’altra schermata il cui bottone di invio rimane oscurato.
Ho provato ad inserire un post attraverso un editor per sottosviluppati e riprovo ad accedere al mio account che finalmente è accessibile: mi viene comunicato che edemocracy20 è già un mio amico (??? ma sono io!!!!)…
Non riesco a spiegarmi perchè sia considerato più facile da usare di Wp! E’ totalmente inusabile a confronto…
Accantonando il peggior obrobrio tra tutti i social network, “embeddo” qui sotto il video Libera Informazione che mi pare un buon modo per diffondere la cultura dell’informazione dal basso, per evitare che la società venga stravolta e distrutta dal nuovo paradigma in cui siamo stati catapultati: l’informazionalismo! Buona parte della società si è appena accorta di essere entrato nell’era dell’industrializzazione…
La materia prima del nostro mondo non è più il petrolio è l’informazione!
Scomparse spagnole
Non posso esimermi dal ricordare la scomparsa vissuta qualche tempo fa, della quale avevo ampiamento parlato qui, leggendo la notizia che capeggia da qualche giorno sui giornali.
Questa volta è Federica, nel nostro caso era Luca… In ogni caso mi tornano sempre alla mente quei momenti per cercare uno straccio di notizia, una traccia, con la speranza che all’ennesima telefonata effettuata nei centri istituzionali rispondessero “Si… è qui!”…
Massima solidarietà alla famiglia di questa ragazza e un bel quesito da porre a tutti voi: ma perchè proprio d’estate e proprio italiani in vacanza in Spagna? Che sta succedendo alla bella penisola?