Il Barcamp di Torino è stato faticosissimo! Mi sono ritrovata travolta nell’organizzazione e nelle esigenze del momento! Ma l’intensità ha ripagato in soddisfazione!
Purtroppo non ho seguito più di cinque minuti filati un intervento; ho conosciuto e (ri-)conosciuto tante facce da Barcamp: persone che incontravo per la prima volta ma che conoscevo già! E parlarci diventava più naturale, subito confidenziale! In effetti il blog rappresenta un pezzetto della nostra vita: quel pezzetto che decidiamo di condividere e che ci rappresenta all’interno del network.
Se ne parlava al termine della giornata: questo barcamp è stato meno intenso a livello contenutistico. Le discussioni non sono state vulcaniche, non si è parlato di problematiche (e di ipotesi per risolvere) con quel fervore del 2006! Pare che l’acronimo P2P debba davvero essere declinato in Person-to-Person. [Federico lo sostiene, ma lo dimostrano anche le foto tutte orientate alle facce, ai ritratti, alle espressioni rigorosamente in solitario, vi sono infatti pochissime foto di gruppi e gruppetti]. Tutto da attribuirsi forse anche al numero spropositato di partecipanti: credo che questo barcamp sia stato il più popoloso!
Uno degli obeiettivi di chi partecipa ad un Barcamp, in effetti, è poter attribuire un volto ad un nome, ad una serie di post, a dei contenuti; il fervore inziale dei primi barcamp in Italia e dei discorsi impegnati ("continuamo le discussioni cominciate in rete", "parliamo di net-neutrality") è calato anche nell’esternare i contenuti: pochissimi liveblogging, pochi post dedicati agli interventi (anche se, non dimentichiamo, una 60ina di persone erano in chat su mogulus con l’impagabile Vittorio). L’importante insomma era esserci! [Ed effettivamente la prezzemolina del web lo sapeva!]
Siamo forse ad una svolta nel linguaggio della blogosfera? Non vorrei lanciare prematuramente l’allarme ma qui rischiamo di omologarci ad un linguaggio televisivo! Il sistema delle blogstar e dei personaggi tagless (che non hanno bisogno della spilletta con su il loro nome e indirizzo digitale) lo vedo come una deviazione malsana che potrebbe minare l’importanza dei contenuti e oscurare gli sconosciuti (che potrebbero produrre maggiori e migliori contenuti). Un aspetto questo da non sottovalutare se vogliamo costruire una rete partecipativa e collaborativa, ma se vogliamo soprattutto che questa rete rimanga libera.
Per quanto riguarda il mio arricchimento personale voglio appuntare qui alcune chicche da riporre nei ricordi di questo barcamp.
- Esiste una ragazzina, decisamente matura per la sua età, Rebecca Zamperini, che con l’aiuto del papà, ha messo su il suo spazio in rete, con consapevolezza, senza usare "k" e "tvtb", che con un solo post può smentire e far tacere quell’orda di vespiani e graziottin (ma con quale diritto poi una sessuologa viene chiamata in causa per analizzare un blog???) che tanto demonizzano la rete! (Il papà che manda letteralmente a destinazioni poco raccomandabili chi della rete non capisce nulla, ha portato l’intera prole e la foto della sorella di Rebecca, Bianca, ha già raggiunto picchi di visibilità altissimi, pur essendosi presentata come una fotografa!)
- In quanto a maturità delle persone mi continua a colpire l’ormai famosissimo Salvatore Aranzulla che è entrato nell’età da votazione giusto ieri! A 18 anni io non pensavo neanche lontanamente alla formazione di una professione che mi coinvolgesse: anzi probabilmente non sapevo cosa fosse una professione! Piccoli prodigi che fanno riflettere! (Anche se purtroppo le sue scelte politiche non posso proprio comprenderle!
- Ad aiutarci nella fase di registrazione ci sono stati due ragazzi del CentroScienza, sponsor anche del Webdays. Diego mi ha raccontato una storia davvero toccante di come la rete (e il suo sito) sia riuscita ad abbattere "realmente" le barriere del tempo e dello spazio. La guerra di Pietro, una sezione del suo sito, raccoglie i racconti del nonno e della sua guerra e nel diario vengono riportati nomi e cognomi dei compagni di prigionia, dei carcerieri ma anche degli "angeli" che in varie occasioni gli hanno salvato la vita. In uno di questi casi Pietro ha sempre cercato il benefettore, anche dopo la guerra, per tutta la vita, desideroso di sdebitarsi, ma invano. La pubblicazione di questo diario ha portato la figlia del benefattore in questione a contattare il nipote (e di conseguenza il figlio) di Pietro e ad un commovente scambio di racconti e ricordi di persone che finchè continuano ad esistere nell’animo delle persone rimangono vive.
- Elena mi ha regalato uno spaccato di una delle prime iniziative nate in rete e sfociate poi nelle vie di tutte le città italiane: scritture di strada (di cui apprendo è stata istituita una giornata nazionale: 7 maggio!)
- Ho scoperto, poi, un olto gruppo di blogger torinesi riuniti intorno ad Anobii e a blog letterari.
Da ultimo condivido con voi alcuni suggerimenti che potrebbero essere utili per la prossima volta:
- il gruppo di avvoltoi di una nota azienda torinese che si è fiondato a promuovere non so più cosa nelle sale del circolo dei lettori potrebbe essere anticipato e preso in contropiede per ottenere uno sponsor in più;
- il catering diventa essenziale! Soprattutto quando si ha da sfamare 200 persone: mai più un pranzo organizzato volontariamente!
- i link dei partecipanti (se proprio vogliamo) potrebbero scorrere su un monitor in loop, oppure essere posizionati creativamente su qualche supporto dai partecipanti
e noi quando c conosciamo?
Comment by clarita — February 25, 2008 @ 4:43 pm
condivido appieno la tua analisi…
Comment by abel — February 26, 2008 @ 10:22 am
“che è entrato nell’età da votazione giusto ieri!”
quando si dice rigirare il coltello nella piaga!!!
tutto assolutamente condivisibile.
solo un’annotazione sull’”attribuire un volto ad un nome”. accogliendo i partecipanti, ho notato spesso una sorta di straniamento quando gli si chiedeva “come ti sei registrato?”, quasi che ci fosse un equilibrio precario, uno stare in bilico tra nome e nick. l’ho trovato curioso.
Comment by e.l.e.n.a. — February 26, 2008 @ 10:44 am
Vero Elena! Probabilmente quando ci si crea un nick non si vorrebbe poi svelare la propria vera identità, giusto per giocare ad essere qualcun altro!
Comment by Dany — February 28, 2008 @ 8:48 am