Si dice che il 2008 sia l’anno di Twitter, l’anno delle metriche (anche se doveva già esserlo il 2007), l’anno del boom delle NET-TV, ma si dice anche che sarà l’anno dell’accessibilità! Già quella cosa che aveva assillato la progettazione degli anni ‘90 e che in molti servizi 2.0 viene un pò dimenticata, torna a far parlare di sè!
Come leggo sul paper consegnato ai partecipanti all’ultimo convegno di CSIPiemonte, il Web per tutti, (non che io ci sia potuta andare, ma hanno mandato il mio dirimpettaio lavorativo e io gli ho rubato bellamente tutti i materiali), le tecniche si sono smaliziate e affinate e finalmente le sperimentazioni sono state fatte con reali disabili. Tra i lòuoghi comuni da sfatare c’è il javascript: anche se Jaws (il sistema operativo per non-vedenti) non lo legge attraverso un piccolo ecamotage, che col passaparola è arrivato all’orecchio di tutti, viene fruito e anche apprezzato dagli utenti disabili.
Un altro evento svolto nel dicembre passato (ma da poco è stato aggiornato il sito con i materiali dei relatori) è L’evoluzione dell’accessibilità informatica, del quale segnalo in particolare la parte di Oreste Signore, manager di W3C Italia.
Infine, per rimanere informatissimi sui sistemi di IA (Information Architecture) vi segnalo Iainstitute.
In questi giorni mi sto interessando di Enterprise 2.0, ho visto decine di interviste a Dion Hitchcliffe e ho passato al setaccio il suo blog e ho scoperto un mito che ha tradotto in italiano tutti i paper pubblicati dal re dell’applicazione alle aziende del web 2.0.
Il tema dell’accessibilità è qualcosa che mi porto dietro da moltissimi anni ma che spesso ho sentito trattare in modo superficiale e più per “mode” che per altro.
Personalmente penso che realtà come il CSI dovrebbero spendere meno soldi ( ricordiamo pubblici ) in convegni e materiali illustrativi e investire di più nella formazione diretta di manager in grado di capire l’importanza delle IA e soprattutto in grado poi di svilupparle e gestirle.
Ancora meglio sarebbe se strutture di questo genere utilizzassero i soldi pubblici per promuovere il tessuto imprenditoriale del territorio impegnato nello sviluppo di soluzioni tecnologiche che potrebbero poi magari essere usate anche dalla PA per ottimizzare i propri servizi al cittadino.
Grazie per la segnalazione del traduttore di Hitchcliffe al cui proposito sto cercando di capire quanto sia fuffa marketing e quanto sia effettivamente applicabile con successo.
Comment by nicola — January 31, 2008 @ 4:03 pm
Sono perfettamente d’accordo con te! Il problema è che se si parla di formazione si organizzazno una serie di corsi che aiutano ad avvicinare le persone a temi come l’accessibilità, l’usabilità, ecc. ma poi non li spingono ad approfondire. Probabilmente la formazione dov rebbe essere continua e non a ciclo unico. Tutto questo deriva dal fatto che i manager vengono sempre imposti dall’alto e non nascono dal basso in modo meritevole. L’incompetenza ci governa non solo al governo ma in molti centri di potere anche piccoli, P.A. in primis.
Le aziende innovative di fronte a questa ignoranza trovano porte sbarrate ed è per questo che la maggiorparte delle nostre aziende dell’ICT migrano a Dublino piuttosto che a Berlino.
Anche a me piacerebbe capirne un pò di più sull’entrate del web 2.0 nelle aziende poichè le idee e le ipotesi di sviluppo sono tante ma poi la reale applicazione rimane piena di dubbi.
Comment by Dany — January 31, 2008 @ 4:20 pm