Ciò che molti temevano si avverasse, si è infine avverato. E dopo il successo del Vday ecco che Grillo parte in quarta per creare delle liste civiche CERTIFICATE DA LUI IN PERSONA (come l’uomo del monte con le banane)!
Io non ritengo sia così grave come si pensa: si pensa che dare la responsabilità di scelta a persone che non lo fanno di mestiere sia un grave rischio per la politica. Se ci pensiamo però la democrazia rappresentativa presuppone la presenza di rappresentanti del popolo. Sono anni ormai, forse da quando è nata la stessa democrazia che il concetto di rappresentazione è stato dilatato a tal punto da non comprendere più i principi della rappresentazione.
Non sono d’accordo con chi considera questo atteggiamento antipolitico, poichè più che antipolitica mi sembra un tentativo di cambiare le modalità politiche fino ad ora attuate. Sappiamo tutti che chi arriva a coprire la carica di segretario di partito, raggiunge una popolarità a livello nazionale e si aggiudica un posto in parlamento non è esclusivamente per meritocrazia, per le sue eccezionali capacità diplomatiche e per le sue infinite e inesauribili conoscenze: ogni cinque anni con un cambio di governo assistiamo ad una spartizione delle poltrone senza alcun criterio! Come minimo un ministro della giustizia deve avere esperienza nella magistratura, alla corte dei conti, o simili. Ma il nostro sistema rappresentativo non funziona così.
Dalla nascita della DC i partiti opposti si sono sempre dovuti coalizzare per creare un alternativa forte a quel mostro capitanato da Craxi, gobbi, gnomi e fate, i cui danni stiamo pagando tutt’ora. Dopo vent’anni dalla caduta del mostro il sistema è ancora lo stesso: per contrastare Berlusconi (figlio legittimo della DC) creaiamo coalizioni miste come insalate, in cui con olio, sale, tonno e pomodori, infiliamo un Mastella ricattatore, uno o due leader che giocano con internet e con youtube, e lasciamo fuori diplomatici affermati con tanto spirito di sacrificio.
Da quando è salito al potere questo nuovo governo si sono solo potute ascoltare dichiarazioni noiose e asfisianti dell’opposizione che ripetono "A casa!", "Questo governo non durerà fino a fine anno", "Domani il governo cadrà"! La CDL è sempre stata solo immagine e ha sempre utilizzato strategie di comunicazione subdole e disoneste per pescare all’amo i pesci più distratti. Mentre da parte del governo si sono visti i tentativi di affrontare i temi più pressanti: la politica estera (su cui è caduto il governo a pochi mesi dalla sua costituzione) è stato un espediente per non affrontare la politica sulla famiglia e i Di.Co.
Sarebbero dovuti partire i contributi per gli asili nido di cui abbiamo una carenza spaventosa, si sarebbero dovuti sistemate i contratti pubblici, ancora tutti da riconfermare, la politica dei TFR non è chiara a nessuno e il sito di riferimento è la peggior cosa che abbia visto tra i siti istituzionali (neanche chi lo ha riempito di contenuti ha capito cosa succede con questi TFR). La cosa più scottante, però, quella per cui milioni di lavoratori in Italia soffrono e penano non è stata neanche sfiorata: il precariato.
I 5 anni di governo precedente, tra la legge Tremonti e la conversione del lavoro interinale in definitivo, hanno completamente sventrato il mondo del lavoro italiano: ad alcuna azienda conviene avere più di 15 dipendenti, in alcun settore. Così si lavora con 30 dipendenti, si pagano le tasse per 15 e gli altri li si fa ruotare con agenzie interinali che firmano contratti di garanzia di fornitura tombali.
La cosa peggiore è che sindacati che rappresentino i diritti dei lavoratori non ne esistono più: le 3 delegazioni più famose si occupano fondamentalmente del settore industriale, una minoranza ormai in ogni regione italiana (sfogliate anche solo un atlante per bambini e il grafico a torta dell’occupazione in settori sarà in ogni regione in netta maggioranza nel terziario). Una manifestazione se non violenta e distruttiva non viene neanche considerata e quindi cosa rimane da fare?
Siamo giunti ad un punto di necessario e vitale cambiamento: un cambiamento che non include nuovi partiti costituiti dalle solite persone (Veltroni con il PD potrebbe anche dare fiducia ma abbiamo già provato tante volte), deve includere le nuove esigenze degli italiani rappresentati dalle persone che si trovano nella stessa situazione che rappresentano. L’idea delle liste civiche potrebbe essere un passo verso questo cambiamento: un comico in parlamento di sicuro no!
Molti però attribuiscono il successo di Grillo al suo blog quando sappiamo tutti che i suoi sostenitori l’hanno visto a teatro e hanno letto al massimo il suo libro, ma di sicuro la sua politica non si può definire 2.0! Come non si può definire politica 2.0 i tentativi sporadici e poco seguiti dei video su Youtube, le conferenze sulla vetrina Second Life e qualche post breve e poco interssante di quei pochi che tentano di scrivere su un blog!
Una politica 2.0 non nascerà mai fino a quando non si svilupperà l’e-Democracy. Fino a quando il concetto di rappresentatività non si restringerà di nuovo e con l’aiuto delle tecnologie di Rete e delle social Network si potranno accogliere tutte le proposte possibili per affrontare qualsiasi problema. Fino a quando l’economia capitalista smetterà di infondere individualismo a tutti gli strati sociali. Fino a quando non si comprenderà di appartenere ad una società e di vivere a tutti gli effetti dentro ad una società. Fino a quando…
…fino a quando gli asini voleranno? Fino a quando suzukimaruti la smetterà di lanciare una polemica al giorno su twitter?
)
Comment by pietroizzo — September 18, 2007 @ 11:53 am