March 29, 2007

Segnalazioni di ogni gusto ma sempre 2.0

Filed under: e-democracy, web2.0
  • Finalmente è online Citizendium, la piattaforma wiki che non fa concorrenza a Wikipedia ma piuttosto la integra! Il progetto parte da uno dei fondatori di Wikipedia, Larry Sanger. La registrazione a questa piattaforma, a differenza di Wikipedia, deve avvenire con la propria identità, quella analogica, per ovviare a quei problemi che si possono riscontrare a volte in Wikipedia di poca attendibilità o di faziosità delle definizioni. Non solo si mescolerà alla partecipazione del pubblico una guida discreta esercitata da esperti, che, nell’idea di Sanger, riusciranno ad imporsi come tali grazie alla propria padronanza linguistica e scientifica, oltre che tramite la pubblicazione del proprio curriculum. Inoltre, gli aspiranti enciclopedisti avranno l’obbligo di rendere pubblica la propria identità: l’obiettivo dichiarato è quello di creare un ambiente virtuale basato sulla fiducia e sul riconoscimento delle competenze culturali, capace di supportare la stesura di articoli più accurati e corretti. Ma il rovescio della medaglia potrebbe essere rappresentato dal rischio di una comunità chiusa, che parla con una sola voce. Staremo a vedere!
  • Per quanto riguarda, invece, il social network e le sue più svariate applicazioni, è nato presso l’Università La Sapienza di Roma una community di neolaureati che permette di creare una rete di contatti per tutte quelle anime in pena che finiscono l’Università e si trovano a cercare disperatamente una piccola nicchia nella quale ritagliarsi un minuscolo spazio.
  • Punto Inoformatico ha reso noto uno studio effettuato in UK presso due note e stimate università (oxford e Penn) su un campione di 1400 studenti di corsi di e-learning sull’utilizzo di strumenti web 2.0. Ho letto il pdf e mi prendo tutte le riserve in merito. Non mi pare uno studio sul web 2.0, ma piuttosto sull’utilizzo degli strumenti presenti oggi online senza distinzioni o etichette fuorvianti. Una domanda del questionario riguardava l’uso dell’istant messanging (???), mentre nella scelta degli strumenti di file sharing erano esclusi e-Mule e uTorrent, nell’utilizzo dei giochi sono stati messi sullo stesso piano gli scacchi e World of Warcaft. Risulta, poi, che Wikipedia sia lo strumento web 2.0 più utilizzato, peccato che Flickr e Del.icio.us non comparivano. Se state conducendo studi o una tesi sul web 2.0 vi consiglio di non considerare quel materiale!
  • Mentre nasce un nuovo progetto di citizen journalism Principles of Citizen Journalism, coordinato dal Citizen News Network (gestito dalla Knight Foundation) e dal Center for Citizen Media di Dan Gillmor, e mentre in Uk si raccoglie per la prima volta più fondi pubblicitari online che nei media tradizionali, negli Usa si vive realmente la crisi del giornale cartaceo che Sabadin, in Italia, ha per ora solo profetizzato. Il vicedirettore de La Stampa ha pubblicato ieri un articolo che annuncia la fine della pubblicazione di LIFE, lo storico magazine statunitense conosciuto in tutto il mondo. Sul sito ufficiale di Life non si vede alcuna traccia della misera fine, certo è che il sito è rimasto quello vetrina di qualche anno fa (pur risultando rinnovato, almeno nel copyright quest’anno). Forse dopo che avranno rinnovato la redazione e smesso di lavorare con metodi redazionali tradizionali, rinnoveranno il sito aprendolo all’utente. Sabadin chiude così: Il destino di Life non poteva restare immune da quello di molti altre pubblicazioni del gruppo al quale apparteneva. A gennaio Time Warner ha licenziato 300 persone e venduto sottocosto 18 riviste minori. Lo stesso Time, un’altra leggenda nel campo dei settimanali, ha subito dure ristrutturazioni. Ora il grande patrimonio fotografico di Life finirà su libri e su Internet, dove milioni di ragazzi potranno consultarlo, magari davvero in compagnia del nonno. In un mondo nel quale tutti possono scattare immagini e diffonderle con un telefonino, vale ancora la pena di vedere come erano le foto quando le scattavano grandi professionisti. Con una nota un pò nostalgica e un pò polemica ammette che qualcosa davvero sta cambiando. Lo dimostrano i numerosissimi progetti di citizen journalism che nascno ogni giorno, e che, come quello che abbiamo citato più sopra, puntano a divenire una risorsa collaborativa e aggiornata, arricchita quotidianamente di nuovi materiali—tutti rilasciati sotto Creative Commons (e altre licenze ancora meno restrittive), e che vogliono (e on rifiutano) una conversazione continua, stimolando i loro interlocutori ad inserire commenti e a buttare lì nuove idee. La base di partenza sono principi etici considerati importanti sia per i citizen reporter che per i professionisti. Da qui i pilastri su cui ruotano questi progetti: accuratezza, completezza, equilibrio, trasparenza e indipendenza dell’informazione.  A livello locale è proprio ciò che richiama l’E-democracy 2.0, la possibilità per il cittadino di avere informazione trasparente da più fonti: grazie alla raccolta di informazioni provenienti da più attori sociali si può rendere decismente più efficace ed efficiente gli obiettivi primari della democrazia. 
  •  Chiudo con due segnalazioni "analogiche" molto interessanti: Google tenta l’adevertising off line, mentre a Los Angeles un certo signor Bushnell, facendo convergere il mondo del cibo e quello del gioco elettronico, ha dato vita all’uWink Bistro, un ristorante ciber-entertainment-wired, pioniere di una catena in franchising. Qui lo si definisce un Ristorante 2.0

  

 

 

 

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