May 10, 2011
Dopo due anni ritorno finalmente a scrivere! Non si fa non si fa… non si lascia abbandonato uno spazio digitale, ma d’altronde si sa, un calzolaio ha sempre le scarpe rotte!
Avevo lasciato la bellezza di 30 bozze di post sugli argomenti più disparati e non ho proprio intenzione di buttare via tutta questa mole di materiale… ecco perchè ho creato la nuova categoria “Com’è andata a finire?” Rileggendo e rivedendo col senno di poi vicende dell’attualità di un paio di anni fa si sviluppa uno spirito maggiormente critico e forse si rende un servizio di pubblica utilità che si avvicina molto a ciò che dovrebbe essere lo spirito dei giornalisti indipendenti (in un mondo ideale in cui il giornalista non deve pensare a portare a casa un pezzo di pane).
Il primo argomento di cui mi occuperò è il digitale terrestre.
Partiamo dalla sentenza della Corte UE sul contenzioso tra EUROPA 7 e il Ministero delle Comunicazioni del Febbraio 2008. Dopo 9 anni di lotte Europa 7 era riuscita a farsi riconoscere il diritto a trasmettere sulle frequenze analogiche occupate illegittimamente da Rete 4.
Nella nota della Corte Ue si legge che “…il sistema italiano non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”.
Aggiungendo che “…l’applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa nazionale a favore delle reti esistenti, ha avuto l’effetto di impedire l’accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo è stato consolidato dall’autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi. Tali regimi hanno avuto l’effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su detto mercato”.
N.d.r Qui ci si riferisce alla Legge Gasparri! La Commissione Ue aveva già aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per la cosiddetta legge Gasparri, che durante il periodo transitorio tra analogico e digitale ha operato una discriminazione a favore delle emittenti già esistenti sul mercato”Nel 2006, la stessa commissione ha aperto l’indagine a proposito del problema delle frequenze TV (nel mirino l’acquisizione da parte di Mediaset delle frequenze di Europa Tv, proprietaria del canale sportivo analogico Sportitalia).
Di fronte a tale sentenza l’allora Ministro delle telecomunicazioni, Paolo Gentiloni così si espresse “La Corte di Giustizia europea ha ragione: il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive è contrario al diritto comunitario. A questa consapevolezza si è sempre ispirata l’azione del governo, nelle proposte legislative e negli atti politici e amministrativi”. Proprio riconoscendo la fondatezza di tale diritto, il Ministero delle Comunicazioni aveva segnalato il 15 novembre 2006 alla Presidenza del Consiglio la necessità di modificare la posizione sostenuta in giudizio dall’Avvocatura dello Stato. E al riconoscimento di tale diritto si ispira il mio Disegno di Legge che assegna a chi è titolare di concessione la priorità per le frequenze liberate dal trasferimento di due reti in digitale (Rai 2 e Rete 4).”
Purtroppo il governo Prodi cadde di lì a poco e il disegno di legge fu accantonato.
A gennaio 2007 l’Italia ha ricevuto effettivamente una sanzione ma per gli incentivi all’acquisto sui decoder per il digitale terrestre, perché violavano il principio della neutralità tecnologica tra sistemi di trasmissione. Due anni prima, infatti, la Commissione europea ha avviato uno studio propedeutico all’emanazione di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia con l’accusa di aiuti di Stato. Tale accusa è stata mossa per il finanziamento statale di 220 milioni di euro per l’acquisto dei ricevitori per il digitale terrestre. Sono anche sorte delle polemiche perché un’azienda amministrata da Paolo Berlusconi la Solari.com srl, fratello dell’allora premier, è stato uno dei distributori di decoder (con una quota minima del 2% del mercato).
Per quanto riguarda invece la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per la Legge Gasparri, nel luglio 2007 venivano accordati all’Italia due mesi di tempo per correggere i rilievi di problematicità evidenziati dalla Commissione nei confronti di tale legge nella parte relativa al digitale terrestre.
Tale procedura d’infrazione è stata successivamente sospesa in attesa dell’adozione da parte del Governo Italiano di misure atte a garantire il rispetto del diritto comunitario. Senza la messa a norma conformemente alle decisioni dell’Unione Europea, l’Italia sarebbe stata passibile di una sanzione pecuniaria, inizialmente quantificata dal giornalista Marco Travaglio in 300-400 mila euro al giorno. Tale multa non dovrà pertanto essere pagata se da parte italiana l’azione di recepimento normativo delle richieste promosse in ambito comunitario proseguirà nelle tempistiche garantite dal Governo Italiano alla Commissione europea. In attesa del completamento di questo processo le commissarie competenti, ovverosia Viviane Reding e Neelie Kroes, hanno deciso di non adottare ulteriori passi formali contro l’Italia
via
Diciamo che abbiamo salvato capre e cavoli: non ci siamo beccati la sanzione, e siamo passati ad un sistema, almeno sulla carta, maggiormente plurale e accessibile ad un maggior numero di editori, senza passare formalmente da una Riforma della normativa.
Alla luce di com’è andata a finire, invece, non abbiamo ottenuto nessuno dei benefici previsti!
Malgrado ciò che dichiarava Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, il canale non ha avuto grossa diffusione neanche col passaggio al digitale terrestre (il Piemonte è stata una delle prime regioni a passare allo Switch off definitivo e qui non è stata ancora accesa) Dal loro sito risultano coperte per intero le seguenti regioni: Friuli, veneto, Trentino, Lombardia, Marche, Umbria; mentre risultano coperte solo in parte la Toscana, il Lazio, la Campania, l’Abruzzo e la Puglia.
Questi dati non solo evidenziano l’inutilità della tardiva sentenza della Corte UE ma fanno riflettere sulla totale inaccessibilità a nuovi editori del digitale terrestre. Attualmente i grandi monopolisti sono rimasti 3 (Rai, Mediaset e Sky, quest’ultima entrata in corner sul DT free con Real Time e Cielo) con la sola aggiunta di Telecom Italia Media che con La7 e K2 si è aggiudicata una fettina del mercato.
A questo proposito un bell’articolo de Il Fatto Quotidiano…
Quali sono le difficoltà per attivare un canale su Dtt?
1) E’ necessario versare una “caparra” di oltre 6 milioni di euro.
2) Per avere un business model sostenibile è necessario avere un buon numero di canale (entro i primi 100). Questo è ancora possibile ma le peripezie per l’assegnazione del numero di canale (Lcn) sembrano essere non poche.
3) E’ necessario affittare la capacità di trasporto, la banda Dtt per trasmettere il canale. Su base nazionale – con un buon carrier – costituisce un costo a tendere tra i 3 e i 4,5 milioni di euro l’anno.
4) E’ quindi fondamentale avere una solida raccolta pubblicitaria – con una buona concessionaria – e con brand che vogliano investire sul canale.
Quindi per entrare nel magico mondo del Dtt esistono una serie di barriere d’ingresso non indifferenti – non solo per Current Tv ma per chiunque. La cosiddetta “democratizzazione dell’accesso al sistema televisivo” sbandierata con l’avvento del Dtt è in realtà bloccata da un sistema di regole e, soprattutto, di costi che rendono possibile l’ingresso in questo settore solo a pochi, pochissimi (per il momento quasi solo gli stessi di sempre).
Le varie congetture e i vari auspici ai cambiamenti che sarebbero arrivati con l’avvento del DT sono caduti bellamente nel dimenticatoio! Esattamente come la proposta di Sarkozy di modificare il modello di business che ormai dura da settant’anni e sembra essere l’unico anche per il Web: la pubblicità!
Un vero cambiamento sembrava poterlo apportare la tv sul web (nelle sue varie declinazioni: web tv, ip tv, …), ma anche in questo caso le cose stanno andando molto a rilento e fino a quando non ci sarà una vera killer application che integra il pc e la tv continueremo ad avere due schermi accesi, driblando il trash di Mediaset e l’informazione parziale, sbilanciata e soggettiva della RAI.
June 29, 2009
Quanto si sono risultate veritiere le previsioni fatte da Dion Hinchcliffe a fine anno?
1) Tight budgets will drive the adoption of low-cost Web 2.0 and cloud/SaaS solutions.
Pare, quindi, che con la crisi le grandi aziende avrebbero dovuto avvalersi di piccole aziende meno costose per i servizi e gli sviluppi legati agli strumenti di lavoro aziendali. Qui in Italia però le grandi aziende di consulenza continuano a tenere bel salda la loro posizione senza offire grandi professionalità.
2) Online community and 2.0 technologies become a priority for most organizations.
Se solo la priorità fosse condivisa anche dai dipendenti di queste aziende, magari si otterrebro davvero i benefici che possono derivare dall’utilizzo di strumenti 2.0. L’eccessiva competitività porta a cannibalizzare i vantaggi derivati da strumenti collaborativi e di condivisione delle informazioni.
3) Cloud computing will remain one of the biggest new Internet developments.

Il paradigma secondo il quale gli strumenti devono essere dei software forniti come servizi (SaaS), amministrati da un layer intermedio e fruiti da un cliente che di tutto questo non si preoccupa. In effetti sembra davvero essere l’unica grande innovazione di quest’anno… e infatti in Italia ne stanno parlando in pochi e se ne stanno occupando ancora meno!
4) Internal use of 2.0 will continue growth in large enterprises while the struggle continues with market-facing 2.0 products.
Questo si rifà al punto 2. Fino a quando il 2.0 non riuscirà ad intaccare l’organizzazione, il modo di pernsare un’azienda e di conseguenza il modo di pensare dei suoi dipendenti non si riuscirà mai davvero a realizzare l’Enterprise 2.0.
5)The economic climate will at long last drive major advances towards aligning IT with business.
Certo le parole chiave devono essere innovazione e apertura per restare competitivi sul mercato! Quale livello di innovazione di deve raggiungere qui in Italia per rimanere competitivi? A me pare che la soglia sia minima e comunque inferiore ad altri paesi che non si accontentano.
6) Mobile platforms and devices will become highly strategic in 2009.
Si ma sempre solo per telefonare! L’età media dei dirigenti (aventi diritto ad un blackberry) in quasi tutte le aziende rende l’uso del mobile limitato a telefonate interminabili a tutte le ore del giorno e della notte e ad una lettura di mail rapida e veloce che prevede risposte concise e dicotomiche (Si/No) data la scarsa interattività di “quegli aggeggi infernali”
7) SOA goes on a diet, picks up some new tricks, and survives.
Architettura orientata ai servizi, si rifà ai concetti di SaaS e cloud-computing, evolvendosi in quella direzione è presumibile che sopravviverà! D’altronde l’interoperabilità tra sistemi ad oggi è effettuabile attraverso web service.
8) The massive changes in the business landscape create new 2.0 business opportunities.
Mi sembra più una speranza che una previsione! E’ cambiato o sta cambiando davvero qualcosa nei massimi sistemi di questa economia globale e capitalista? Mi sembra che abbia bisogno prima di implodere su stessa e questa crisi finanziaria non è ancora bastata!
June 19, 2009
Flickr my Background: inserisce automaticamente come sfondo del proprio account di Twitter l’ultima foto pubblicata su Flickr (previa autorizzazione accesso dell’applicazione ai rispettivi account). Un giocattolino che rappresenta bene l’interoperabilità!
Twitcard: un’applicazione che permette la creazione di card da twittare o segnalare via Facebook o FriendFeed. Qui c’è la mia prova!
TwitterRibbons: generatore gratuito di ribbons da copiare e incollare sul proprio blog per pubblicizzare il proprio account di Twitter
Retweetist: sulla base degli argomenti o degli utenti più twittati mostra trends, popular topics and popular people. Cercando la mia utenza non ha trovato nulla!
TwttrSTRM: le Q&A (Questions and Answers) di Twitter. Poni una domanda con una scadenza e aspetti che i tuoi followers rispondano!
Tweetminster: il modo più facile per raccogliere tutti gli accopunt politici e avere lo streaming delle discussioni politiche quotidiane. naturalmente solo i ministri inglesi si prestano! Qui l’opinione di Rheingold sullo strumento.
BubbleTweet: un’applicazione per twittare video con la propria webcam (oppure con un semplice upload). Esilarante! I video twittati comariranno all’interno di una bolla nella pagina del proprio account!
June 18, 2009
Articoli di inzio anno annunciavano l’era della decandenza del re delle ricerche on line. Si parlava di come i dipendenti si licenziavano uno dopo l’altro per lo stipendio basso, i benefits insesistenti, too much bureaucracy, poor management, poor mentoring, and a hiring process that took months e si diceva anche di come Twitter fosse il motore di ricerca real time per eccellenza, spodestando l’indicizzazione storica seppur frequente effettuata dal big G, anche se nel frattempo continuavano ad uscire nuovi gadget per iGoogle.
Tirando le somme a metà anno possiamo contare almeno quattro novità importanti nell’ambito del web searching.
- Samepoint - Social media search. Un motore di ricerca categorizzato per strumenti di social web - Real time, discussion point, Network, gruppi, question & answers. Personalmente trovo sia un gran strumento ma l’indicizzazione non mi pare eccellente. O meglio non si capisce quale rilevanza venano date alle fonti della discussione su un tale argomento.
- Bing. Il nuovo motore di ricerca di Microsoft. Identico a Google nell’impostazione tranne per lo sfondo ma completamente diverso nell’indicizzazione e a quanto pare incomparabile sul fronte della rilevanza
- CUIL - Un motore a faccette. Ogni ricerca presenta una varoetà di categorie diverse da combinare. Più che utile è divertente cercare informazioni con uno strumento del genere. Lo definirei l’arma migliore per la serendipità. Cuil is an old Irish word for knowledge. For knowledge, ask Cuil.
- WolframAlpha. Un motore computazionale in grado di interpretare il linguaggio naturale. E’ uno dei primi grandi passi mossi nella direzione della semantica. Aggregando informazioni da più fonti, è in grado di fornire dati, grafici, conversioni, formule matematiche, dati statistici di ogni tipo, compresi quelli finanziari e della borsa, quelli metereologici e sociali. Mi sono divertita a cercare le mie aspettative di vita e la mia data di nascita.
Forse Google stà perdendo davvero terreno?
June 16, 2009
L’evento è passato da qualche mese ma fortunatamente i materiali in rete rimangono.
IA Summit (che avrei voluto tanto seguire) quest’anno ha presentato, tra gli altri, un esperimento eseguito in una scuola elementare di tagging.
Learning to think with IA insegna come nasce e come deve essere organizzata la folksonomy, ma soprattuto rende evidente la conclusione cui è giunto l’esperimento: Trying to arrange the tags we produced into a taxonomy
Il blog utilizzato per l’esperimento è qui.
(Le altre slide presenti degli interventi di quest’anno offrono ulteriori spunti in merito all’adattività e agli ecosistemi).
La conclusione di questo esperimento riporta alla solita tesi che la folksonomy da sola non basta. In un sistema informativo complesso per rendere raggiungibile l’informazione (tutta l’informazione presente) la ricerca tramite nuvola di tag è riduttiva, andrebbe implementata da un sistema a faccette.
In questo senso un progetto interessante è FACETAG. Ho trovato slide di presentazione del IA summit di anni passati ma non ho trovato esempi di applicazione. Sarebbe interessante vedere come l’integrazione di tag e faccette apporti vantaggi alla navigazione e alla progettazione.
Un altro modo di presentare le nuvole è quello di snotr: Video Cloud (una nuvola non di tag ma di video e delle loro anteprime).
Cercando informazioni su Facetag, infine, ho trovato questo post che cita TAGGLY, il cui link riporta ad una root (???). Che fine ha fatto? Qualcuno ne sa qualcosa?
June 14, 2009
L’analisi effettuata a fine anno sui media digitali, sulla blogsfera e sulla Twittersfera, pare non discostarsi da ciò che può essere letto nel primo semestre di quest’anno.
In particolare degli usi che gradualmente se ne stava facendo a gennaio di Twitter…
Infatti, oltre che essere utilizzato per fare, ad esempio, citizen journalism (come è avvenuto per il terremoto in Cina o per i recenti fatti di Mumbai), oppure essere sfruttato come mezzo complementare di diffusione delle notizie anche da parte dei grossi media (CNN, BBC, msnbc, Reuters, Fox News, New York Times, Financial Times, Washington Post, The Guardian, TIME, ecc.), od ancora essere adoperato quale strumento promozionale ed informativo circa conferenze o eventi di varia natura (Web 2.0 Expo, ETech, SMX, CiscoLive, ad:tech, World Economic Forum, ecc.), il servizio viene altresì usato da diverse aziende per effettuare comunicazioni concernenti i propri prodotti e/o servizi (Dell, Samsung), oppure per offrire servizi di customer care (ComCast, Southwest Airlines, JetBlue), financo per fornire consulenze fiscali (HRBlock). Da non dimenticare poi l’uso politico che è stato fatto di Twitter durante le ultime elezioni americane, nonché le finalità politico-istituzionali di iniziative come Tweet Congress o TweetMinster.
…ora se ne vede una diffusione normalizzata in questi sensi.
Spulciando tra i miei vecchi link (accantonati per un post mai scritto) ho trovato tra i centinaia di servizi nati intorno a Twitter, un misuratore di autorità, Twitority. Un servizio del genere non può che suscitare polemiche e riflessioni su cosa siano l’autorità, l’autorevolezza e la popolarità e, maggiormente, cosa rappresentino i followers.
Un post di fine anno davvero interessante di Loic Le Meur aveva fatto dire alla blogosfera tutto ciò che c’era da dire a proposito. Quine trovate un riassunto interessante.
Personalmente, rimango ferma sul punto che l’autorevolezza è data solo esclusivamente dall’autore: va bene il citizen journalism, va bene il libero cittadino che segue la giunta comunale e ne fa la cronaca, va bene l’informazione informale ma un grado di ufficialità e autorità va riconosciuto a chi è demandato (e si presume abbia le competenze e le conoscenze adeguate) per dare le giuste informazioni.
L’esempio degli account creati dal comune di Torino è ottimo: sono sempre aggiornata sulle ultime delibere dei consigli comunali, sugli scioperi e su ciò che succede a Torino da una fonte sicura e attendibile.
Sempre tra quei vecchi link ho trovato una intelligentissima guida su Twitter!
June 12, 2009
Una lezione di giornalismo e una riflessione sul conflitto tra giornali e blog (che dà ragione ai giornali).
Un grande reporter che ha tutti gli agganci giusti per portare al Washington Globe gli scoop che fanno vendere di più!
Ma lui no, lui non fa parte del business, non si svende per quelle notiziette che vanno bene per il web, lui rischia la vita, va fino in fondo, vuole sapere la verità, anche a costo di amicizie profonde, anche a costo di conoscenze influenti!
In tutto questo la blogger del giornale (che costa 0 e rende un post all’ora) prova a zampettare dietro al mago del giornalismo, che per sua gentile concessione la lascia guardare mentre scrive il pezzo da prima pagina! Pone anche la sua firma e le fa addirittura inviare il pezzo!
Beh, qui il confronto è posto tra due persone con diversi livelli di esperienza e di competenza non tra due professioni! E’ un pò come sostenere che il giornalista che è passato ad usare il commodore 64 dismettendo la sua vecchia “Lettera 32″ non sarebbe stato mai più un gran professionista!
Il mezzo impone uno stile di scrittura diverso, un’impostazione delle cartelle che lascia spazio ai paragrafi, una fruibilità del pezzo determinato dalle categorie, dalle tag, dai link…. ma tutto questo non determina la professionalità e l’acquisizione delle competenze!
Diciamoci forse che l’editoria si è completamente fatta acquistare dal privato e il dio denaro comanda sul dio verità: proprio forse attraverso i blog avremo garanzie di libertà d’informazione per il prossimo futuro.
A questo proposito un articolo pubblicato l’anno scorso a Natale rappresenta un punto di vista interessante: Morte dei media e mutazione della democrazia. Qui se ne discuteva.
In ogni caso il film è davvero interessante e va seguito con attenzione fino all’ultimo minuto!
June 11, 2009
Una frase di speranza, una storia di speranza, un film che dà speranza. In una Italia governata da chi c’era quando è passata la legge Basaglia, e chi c’è ancora quando interi gruppi politici incitano all’intolleranza e alla violenza, la storia, racconta di come, nella Milano anni Ottanta, un sindacalista mandato in un manicomio riesca a fare di un gruppo di matti degli imprenditori di successo, nel ramo dei pavimenti a parquet.
Il sindacato e i sindacalisti oggi sono sinonimo di potere, di lachè, di accordi politici per interessi puramente personali! Una storia del genere produce speranza nello spettatore, quel genere di sensazione che fa star bene e che fa riflettere sulla strada percorsa dalla società italiana negli ultimi 30 anni.
Se puntavamo a diffondere la solidarietà e l’integrazione del diverso, abbiamo fallito!
Se puntavamo a conquistare diritti nel mondo del lavoro, abbiamo fallito!
Se puntavamo alla democrazia, abbiamo fallito!
A questo proposito, le critiche o meglio gli insulti rivolti ieri da Grillo ai parlamentari hanno trovato il mio appoggio! Ci vorrebbe qualcuno che faccia davvero opposizione in questo governo e capisco (e condivido) la frustrazione (che porta all’inciviltà e allo sproloquio) quando paghi qualcuno per farlo ma non sa neanche da che parte cominciare! Lasciano che i media si occupino di Noemi e della Lario e attaccano personalmente lo psiconano che per definzione andrebbe totalmente ignorato. Si dovrebbe andare oltre, superare la dicotomia destra e sinistra, che “la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”.
June 10, 2009
E’ bello riprendere con le vecchie abitudini, anche se so che sarà una pacchia che durerà poco…
L’ultimo studio di Nielsen dimostra che solo il 60% degli utenti di twitter usa con continuità l’applicazione. Se Nielsen utilizzasse davvero twitter si renderebbe conto che come percentuale è più che generosa: quanti account ci saranno senza alcun update, oppure con un numero limitatissimi ristretto nel tempo? Visto il genere di applicazione direi che è tutto nella norma e non c’è niente di cui sorprendersi. Il tono dell’articolo di Repubblica è orientato sui sentimenti di imabrazzo e soprpresa: due sentimenti assolutamente fuori luogo.
Di tutt’altro tono invece, la segnalazione di un’applicazione, Twithive, che permette di seguire più account di twitter contemporaneamente filtrando per i tag di proprio interesse!
I richiami alla creatività sono sempre più intensi.
- I REALIZE, svoltosi a Torino ieri e oggi, ha raccolto storie di successo e idee innovative in una due giorni da seguire via twitter e in streaming!
- Current cerca una domanda sulla libertà d’informazione: da notare è che lo sfondo di questa campagna va a parare sulla promozione del documentario mai arrivato in Italia su canali tv “Citizen Berlusconi”! La domanda da porre dovrebbe essere tanto pungente quanto irnonica!
L’ultima pillolina interessante è la riflessione che fanno Luca De biase e Stefano Quintarelli sul futuro editoriale!
Viva l’innovazione e viva il ritorno alla lettura dei feed!!!
June 8, 2009
Molte di queste ragazze si sono limitate, tragicamente, a impersonare il modello dei loro genitori, il conformismo di questa disillusa generazione post-68 che è rimasta rimbambita davanti alla televisione negli anni ottanta e novanta, guardando come si dissolveva la Democrazia Cristiana, come si esiliava Bettino Craxi, come la, in altro tempo brillante sinistra italiana diventava, dopo la caduta del Muro di Berlino, una casta oligarchica, noiosa e lontana dai bisogni della gente.
Ecco, è proprio questo il punto… ma naturalmente a dire questa santa e limpida realtà è un opinionista spagnolo che col giusto distacco riesce a guardare ironicamente a questa italietta in perenne e continua discesa!
Tutto l’articolo è qui!